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Giambellino, parrocchia vuota di giorno dopo molestie prolungate

La parrocchia di San Curato d'Ars ha sospeso l'apertura diurna dopo un anno di episodi che hanno portato all'arresto di un 21enne, per proteggere fedeli e volontari

Giambellino, parrocchia vuota di giorno dopo molestie prolungate

Nella zona del Giambellino una chiesa è rimasta chiusa durante il giorno per mesi, non per lavori ma per timore diffuso. La vicenda riguarda la parrocchia di San Curato d’Ars, dove la vita comunitaria è stata alterata da un lungo susseguirsi di episodi che hanno reso impossibile mantenere gli spazi aperti al pubblico.

Al centro della storia c’è un giovane di 21 anni di origine egiziana, ora in carcere a San Vittore con l’accusa di atti persecutori. Secondo gli inquirenti, la situazione è degenerata dopo che il ragazzo era arrivato in parrocchia chiedendo aiuto e, in seguito, ha iniziato a tenere comportamenti sempre più intrusivi e minacciosi nei confronti dei responsabili della comunità.

La convivenza spezzata

La presenza ripetuta del giovane ha creato un contesto di disagio tale da compromettere le normali attività della parrocchia. Volontari e fedeli hanno dovuto affrontare interruzioni nelle celebrazioni e timore nel partecipare agli appuntamenti quotidiani, costringendo i responsabili a limitare l’accesso degli spazi. Il fenomeno non è stato un episodio isolato ma il risultato di una escalation graduale, con episodi che si sono intensificati nel tempo fino a determinare la chiusura diurna del luogo sacro per tutelare la sicurezza della comunità.

Comportamenti documentati

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il giovane avrebbe rivolto attenzioni ossessive al parroco e a una collaboratrice della diocesi, passando da atteggiamenti invadenti a atti più aggressivi: insulti, sputi e minacce di morte. Sono emersi anche accessi non autorizzati agli ambienti della parrocchia, con episodi in cui il ragazzo sarebbe entrato scavalcando i cancelli, sostando e talvolta dormendo nei locali. I responsabili hanno segnalato uso improprio degli spazi, rifiuti lasciati nei corridoi e comportamenti che hanno disturbato le funzioni, con alcuni gesti descritti come osceni.

L’intervento delle autorità

Le prime denunce formali sono arrivate a marzo e da allora il lavoro investigativo del commissariato Porta Genova ha preso slancio, raccogliendo testimonianze e verificando i precedenti interventi. La situazione ha richiesto un approccio coordinato tra forze dell’ordine e autorità giudiziaria, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dei frequentatori della parrocchia e il diritto alla libera celebrazione delle funzioni religiose. L’azione si è conclusa con un provvedimento restrittivo che ha portato all’arresto del sospettato.

Esiti dell’inchiesta

L’arresto è stato eseguito il 3 aprile su disposizione dell’autorità giudiziaria; il giovane è ora detenuto a San Vittore con l’accusa di atti persecutori. Gli accertamenti indicano che il 21enne sarebbe affetto da disturbi psichici e che in passato aveva ricevuto ordini di allontanamento e segnalazioni per comportamenti analoghi. Gli investigatori precisano però che dalle verifiche è stata esclusa una matrice di odio religioso o di fondamentalismo: il quadro delineato è quello di una tensione personale e continuativa che ha colpito la serenità della parrocchia.

Impatto sulla comunità e prospettive

Le conseguenze pratiche di questa storia si sono viste nella vita quotidiana della comunità: celebrazioni sospese, volontari demotivati e fedeli titubanti a tornare negli orari precedenti. La scelta di tenere la chiesa chiusa durante il giorno è stata dettata dalla volontà di proteggere le persone e di ristabilire condizioni di sicurezza prima di riprendere le normali attività. Ora che un provvedimento giudiziario è stato adottato, la comunità guarda alla fase successiva con la necessità di supporto e di percorsi di reinserimento o di cura per chi è affetto da problemi di natura mentale.

Osservazioni finali

La vicenda mette in luce come siano spesso complesse le dinamiche tra bisogno di aiuto, fragilità personale e tutela del bene comune: la difesa della libertà di culto e la protezione di operatori e fedeli sono risultate prioritarie. Il caso del Giambellino rimane un esempio di come la collaborazione tra comunità civile e forze dell’ordine sia determinante per ristabilire la normalità e prevenire il ripetersi di episodi analoghi.

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