Il tribunale ha stabilito che quattro piloni del Palasharp violano le distanze di legge, condannando il Comune di Milano a pagare quasi 71mila euro alle Suore della Riparazione, ma l'edificio rimane patrimonio comunale.

La controversia che oppone l’istituto delle Suore della Riparazione e il Comune di Milano si è arricchita di un nuovo capitolo con la sentenza emessa dalla prima sezione del Tribunale Civile di Milano. Dopo decenni di ricorsi e istanze, il giudice ha stabilito che quattro piloni del Palasharp non rispettano le distanze di legge rispetto al confine dell’istituto fondato in via Padre Carlo Salerio nel 1859, disponendo un risarcimento a favore dell’ordine religioso pari a quasi 71mila euro tra danni e spese legali.
Le origini del conflitto
La vicenda ha radici storiche: il Palasharp fu eretto nel 1986 come soluzione rapida dopo il collasso del tetto del Palazzo dello Sport di San Siro, resosi inagibile a seguito di una nevicata eccezionale. Fin dall’inizio l’ordine religioso contestò l’opera perché i quattro piloni risultarono collocati a circa 1,5 metri dal confine della loro proprietà, anziché ai 3 metri prescritti dalle norme urbanistiche. Nel corso degli anni le suore hanno sollevato anche il problema delle emissioni sonore, ma con la chiusura dell’impianto nei primi anni 2010 questa argomentazione ha perso di peso sotto il profilo pratico.
Le ragioni legali e gli argomenti delle suore
Nel tempo l’istituto ha istruito una serie di azioni giudiziarie per ottenere la rimozione dei pilastri o un riconoscimento risarcitorio. La tesi principale era che la collocazione dei supporti strutturali costituisse una violazione delle prescrizioni sulle distanze legali, con un impatto negativo sulla proprietà confinante. Le richieste iniziali ammontavano a circa 250mila euro, somma motivata dai presunti danni materiali e morali sopportati dall’ordine religioso a causa della vicinanza e delle conseguenze urbanistiche dell’opera.
La posizione dell’amministrazione e lo stato dell’area
Dal canto suo il Comune di Milano ha sostenuto più volte la legittimità delle proprie scelte, evidenziando che il Palasharp era stato acquisito nel patrimonio comunale con una deliberazione del 2019 che non fu impugnata nei termini procedurali previsti. Tale fatto ha pesato in sede giudiziaria: il Tribunale ha riconosciuto l’irregolarità delle distanze ma ha dichiarato di non poter disapplicare l’atto amministrativo di acquisizione, confermando che l’immobile rientra nel perimetro dei beni che forniscono servizi e standard utili alla collettività.
La sentenza e le sue implicazioni
La decisione del tribunale, resa nota nella sentenza della prima sezione e firmata dal giudice Serena Nicotra, ha quantificato il risarcimento complessivo in quasi 71mila euro, di cui circa 60mila riferiti ai danni riconosciuti all’istituto e il resto a spese legali. Pur ottenendo il riconoscimento del vizio formale relativo alla collocazione dei piloni, le Suore della Riparazione non vedranno abbattuti i supporti poiché il Palasharp resta nel patrimonio comunale e la delibera del 2019 non è stata contestata nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge.
Che futuro per l’area
Nonostante la sentenza, il destino fisico dell’area sembra segnato da altri vincoli urbanistici: il sito su cui sorge il Palasharp è stato destinato dal Piano Casa alla costruzione di alloggi a canoni agevolati, e pertanto la tensostruttura e i piloni sono comunque previsti per una demolizione e una riqualificazione nell’ambito di tali progetti. Il Comune ha annunciato l’intenzione di presentare appello contro la decisione giudiziaria, quindi la partita non è conclusa e resterà aperta nelle sedi superiori.
Questioni ancora aperte
Restano sul tavolo elementi importanti: la quantificazione definitiva dei danni subiti dall’istituto, gli esiti dell’eventuale appello del Comune di Milano e il calendario degli interventi urbanistici che interesseranno l’area. La vicenda mostra come il rapporto tra pianificazione pubblica, tutela del patrimonio immobiliare e diritti dei privati possa generare conflitti lunghi e complessi, in cui sentenze civili e atti amministrativi si intrecciano in modo significativo.
Conclusione
La decisione del tribunale rappresenta una vittoria parziale per le Suore della Riparazione: è stato riconosciuto un diritto al risarcimento per la violazione delle distanze, ma le conseguenze pratiche sull’edificio sono limitate dalla condizione giuridica dell’immobile e dalle scelte urbanistiche dell’amministrazione. La vicenda proseguirà probabilmente in appello, mentre l’area continuerà il proprio percorso verso una riconversione urbanistica prevista dal Piano Casa.





