A Milano prende corpo la fase ordinaria del maxiprocesso Hydra: 45 imputati, nomi di vertice delle tre mafie e l’emergere di nuovi collaboratori che cambiano il quadro investigativo

Il 20 marzo 2026, nell’aula bunker del carcere di San Vittore a Milano è iniziata la fase ordinaria del maxiprocesso Hydra, nato dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e del Nucleo Operativo dei Carabinieri. Dopo la tornata con rito abbreviato che il 12 gennaio ha portato a 62 condanne per un totale di circa 500 anni di carcere, il nuovo filone vede alla sbarra 45 imputati accusati di aver tessuto un’intesa tra esponenti di Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Camorra per investire e gestire affari in Lombardia.
La prima udienza, celebrata a porte aperte davanti alla ottava sezione penale (collegio Balzarotti-Speretta-Fanales), è stata dedicata alla costituzione delle parti e si è chiusa con il rinvio delle questioni preliminari al 30 aprile. In aula sono emersi elementi che confermano la complessità e la portata dell’indagine, fra nuovi collaboratori e nomi di vertice delle organizzazioni coinvolte.
Gli imputati di rilievo e il tessuto dell’accusa
Nel registro degli imputati compaiono figure di rilievo: tra queste Paolo Aurelio Errante Parrino, indicato come parente di Matteo Messina Denaro e ritenuto collegato al mandamento di Cosa Nostra della provincia di Trapani; Gioacchino Amico, considerato il presunto referente del “sistema mafioso lombardo” per conto del clan Senese della Camorra; Santo Crea, indicato come esponente di spicco della ‘ndrangheta; e Giancarlo Vestiti, definito presunto luogotenente della Camorra. L’accusa sostiene che questi soggetti abbiano messo in comune risorse, contatti e capacità intimidatorie per favorire attività criminali sul territorio lombardo.
Il ruolo della procura e degli inquirenti
A rappresentare l’accusa sono il procuratore Marcello Viola e i pubblici ministeri Rosario Ferracane e Alessandra Cerreti. Nel corso dell’udienza la pm Cerreti ha depositato il verbale dell’interrogatorio del 3 febbraio, che ha confermato l’emersione di un nuovo collaboratore: si tratta proprio di Gioacchino Amico, che avrebbe iniziato a fornire dichiarazioni sugli incontri e sulle dinamiche interne al gruppo. Parallelamente è stato depositato il dossier relativo a Bernardo Pace, indicato come altro neo collaboratore ma tragicamente scomparso e trovato morto in cella.
I nuovi collaboratori e le tensioni in aula
La comparsa di pentiti ha rilanciato il valore probatorio dell’intero procedimento. Secondo la ricostruzione contenuta nei verbali, Amico ha ammesso la partecipazione a incontri in cui esponenti delle tre organizzazioni avrebbero discusso strategie comuni, facendo emergere il concetto, definito dalla pm Cerreti, di “immanente mafiosità”: un’idea che non porta a una nuova mafia ma a un modello associativo in cui la pericolosità cresce se le forze si alleano sul territorio.
La testimonianza del neo collaboratore
Nell’interrogatorio del 3 febbraio, riportato in aula, Amico (descritto come commerciante di frutta e verdura) ha spiegato di aver scelto di collaborare anche per motivi di sicurezza personale, dichiarando di conoscere i tentativi di ucciderlo e ritenendo necessario «cambiare vita». Le sue dichiarazioni puntano a ricostruire summit e relazioni tra clan, e ad indicare figure rimaste, secondo l’accusa, «in grado di infiltrarsi ovunque», compresa la politica locale.
Le questioni processuali e le richieste preliminari
Al termine della prima udienza il procedimento è stato rinviato al 30 aprile per affrontare le questioni preliminari. Tra le istanze da esaminare figura la richiesta dell’avvocato Paolo Tosoni di ammissione di parte civile del Comune di Abbiategrasso, città dove per anni ha vissuto Errante Parrino. Le decisioni sulle ammissioni e sulle eccezioni procedurali saranno determinanti per il prosieguo del processo e per la calendarizzazione delle udienze istruttorie.
Intanto, l’attenzione resta alta non solo per i profili giudiziari ma anche per il significato sociale dell’inchiesta: l’accusa descrive una strategia di espansione economica e di controllo territoriale che, se accertata, rappresenterebbe un modello di cooperazione criminale senza precedenti nella regione. La fase ordinaria di Hydra sarà quindi centrale per chiarire responsabilità, ruoli e la portata reale di quell’alleanza tra Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Camorra.





