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Nuova area di laminazione a Senago per proteggere Milano dalle esondazioni del Seveso

A Senago è stata aperta un'area di laminazione che, con tre bacini e un investimento pubblico, mira a ridurre il rischio di allagamenti a Milano e nell'hinterland

Il 20 marzo 2026 è stata inaugurata a Senago l’area destinata alla laminazione delle piene del Seveso, un intervento pensato per ridurre il rischio di inondazioni che interessa la città di Milano e i comuni limitrofi. La cerimonia ha visto la partecipazione delle principali autorità istituzionali, tra cui il ministro Gilberto Pichetto Fratin, l’assessore regionale Gianluca Comazzi, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il sindaco di Senago Magda Beretta, oltre ai tecnici e ai dirigenti dell’ente realizzatore AIPo.

La struttura inaugurata si compone di tre bacini connessi in serie e operanti in modo sequenziale per attenuare le onde di piena: si tratta di una soluzione ingegneristica che sfrutta il Canale Scolmatore di Nord-Ovest per convogliare e regolare i deflussi. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: limitare i danni delle piene, specie alla luce dei cambiamenti climatici, aumentando la sicurezza idrogeologica del sistema metropolitano.

Caratteristiche tecniche dell’opera

L’impianto è stato progettato per laminare complessivamente fino a 810.000 metri cubi d’acqua su una superficie di circa 114.000 metri quadrati. I tre bacini funzionano in serie con valvole e manufatti di collegamento che permettono di gestire i flussi provenienti dal Seveso e da affluenti come i torrenti Garbogera e Pudiga. Il sistema sfrutta la capacità massima del Canale Scolmatore di Nord-Ovest (60 m3/s) per deviare e trattenere le ondate di piena, riducendo la pressione sulle aree urbane.

Investimento e ruolo degli enti attuatori

Il progetto ha richiesto un impegno finanziario complessivo di 46 milioni di euro: 20 milioni stanziati dal Comune di Milano, 10 milioni da Regione Lombardia e 16 milioni dal MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica). AIPo ha svolto il ruolo di soggetto attuatore, coordinando tecnici e operai in un cantiere che ha attraversato fasi complesse, tra cui la ripartenza dei lavori nel 2019 dopo una rescissione contrattuale e le difficoltà legate alla pandemia e all’incremento dei costi.

Impatto sul territorio e attenzione ambientale

Oltre alla funzione idraulica, il progetto ha posto rilievo sull’inserimento ambientale delle strutture: sono previste opere di mitigazione paesaggistica e la realizzazione di un ciclodromo fruibile dalla cittadinanza. Le scelte progettuali mirano a trasformare aree vincolate in spazi che possano essere frequentati senza compromettere la funzione di difesa dal rischio idraulico, rispettando il valore ecologico delle zone interessate.

Dialogo con la comunità locale

Durante le fasi di cantiere sono emerse istanze della popolazione di Senago, che in passato aveva espresso riserve rispetto all’opera. Il dialogo tra amministrazioni locali e tecnici si è concentrato sulla gestione dei disagi e sulla necessità di fornire risposte chiare sul funzionamento futuro dell’impianto. In prospettiva, la manutenzione e la presenza di personale specializzato verranno considerate elementi fondamentali per assicurare la piena efficacia dell’opera nel tempo.

Reazioni istituzionali e prospettive operative

I rappresentanti istituzionali intervenuti hanno sottolineato il valore strategico dell’intervento: il ministro Pichetto Fratin ha richiamato l’urgenza di investire in prevenzione per adattare il paese ai nuovi scenari climatici, mentre l’assessore Comazzi ha definito il sistema di vasche «imprescindibile» per la sicurezza idrogeologica di Milano. Il sindaco Sala ha ricordato che la vasca di Senago si aggiunge a quella del Parco Nord, già attiva dal 2026, e ha rilanciato la necessità di completare il quadro con ulteriori interventi come la vasca a Paderno Dugnano.

Dal punto di vista tecnico, dirigenti come Gianluca Zanichelli, Marco La Veglia e Remo Passoni hanno evidenziato la complessità dei manufatti realizzati e la loro integrazione con le reti esistenti. La sfida ora è trasformare un’opera infrastrutturale in un presidio operativo continuo: per farlo serviranno risorse per la manutenzione e personale qualificato, oltre a un monitoraggio costante per verificare l’efficacia in occasione degli eventi meteorologici estremi.

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