Il racconto di Valentina Giacalone, ripreso dal Tg1 Dialogo, mostra come la passione per la moda sia diventata uno strumento concreto per aiutare vittime di bullismo e cyberbullismo

Il 14/03/2026 il programma Tg1 Dialogo ha dedicato spazio alla storia di Valentina Giacalone, una residente di Gerenzano che ha trasformato un percorso doloroso in un progetto di aiuto concreto. Dopo anni segnati da offese legate all’aspetto fisico e da un lungo periodo di isolamento, Valentina ha trovato nella creatività e nella moda una strada per ricostruire la propria identità e restituire fiducia a chi si trova in situazioni simili.
La sua esperienza personale è diventata materia di libro e di azione collettiva: oltre al volume Cicatrici invisibili, la fondatrice ha dato vita all’associazione Non solo moda, che mette insieme sensibilizzazione pubblica e servizi di supporto pratico, come consulenze di psicologia e assistenza legale.
Il cammino personale: dalla sofferenza alla parola
Valentina racconta di essere stata presa di mira per l’aspetto fisico e di aver fatto i conti con disturbi alimentari e isolamento sociale. Questa parte del suo percorso è fondamentale per comprendere il senso dell’impegno che oggi porta avanti: non si tratta solo di estetica, ma di recuperare dignità e autostima. Lei stessa si definisce una sopravvissuta, un termine che sottolinea come il bullismo e il cyberbullismo possano lasciare ferite profonde, anche quando non sono visibili. Il messaggio centrale che Valentina propone è chiaro: riconoscere il problema, rompere il silenzio e cercare aiuto sono passi necessari per la guarigione.
Il valore della testimonianza
Raccontare la propria storia, come ha fatto Valentina, diventa un atto politico e sociale: la sua narrazione vuole smuovere pregiudizi e offrire un modello alternativo rispetto alla rassegnazione. Nel servizio televisivo la giornalista Elena Fusai ha presentato la vicenda non solo come cronaca personale, ma come stimolo per altre persone a riconoscere che le cicatrici possono essere affrontate con strumenti concreti e relazioni di supporto.
Non solo moda: un progetto che mette insieme sensibilizzazione e aiuto
L’associazione Non solo moda non è una semplice scuola di stile: usa le sfilate e gli eventi come veicolo di messaggi positivi, per ribaltare modelli estetici esclusivi e valorizzare le differenze. Allo stesso tempo, offre servizi concreti: sportelli di ascolto, consulenze con psicologi e interventi legali con avvocati per chi decide di denunciare episodi di bullismo o cyberbullismo. Questo approccio duplice — rappresentazione pubblica e assistenza individuale — è pensato per accompagnare chi è ferito dal pregiudizio verso una reale possibilità di ripresa.
Attività e obiettivi operativi
Le iniziative promosse dall’associazione includono laboratori di accrescimento dell’autostima, workshop formativi nelle scuole e momenti pubblici dove le sfilate diventano strumenti di comunicazione sociale. L’intento è mostrare che la bellezza è plurale e che ogni persona può ritrovare valore riconoscendo i propri punti di forza. In questa ottica, la moda diventa una lingua per raccontare storie di resilienza più che un semplice apparire.
Voci dal gruppo: storie che confermano l’impatto
Nel servizio televisivo sono state messe a fuoco anche esperienze di altre protagoniste dell’associazione. Tra queste c’è Carmela Corbo, 45 anni, residente a Origgio, che ha subito esclusioni professionali legate a pregiudizi sul corpo; e Myriam Simonetta, 24 anni e studentessa a Gerenzano, che ha ritrovato sicurezza partecipando ai progetti di Non solo moda. Le loro storie mostrano come il percorso proposto dall’associazione possa tradursi in risultati concreti: maggiore fiducia, nuove opportunità e una diversa percezione di sé.
Effetti sul piano personale e sociale
Le testimonianze raccolte indicano che il lavoro sull’autostima produce ricadute anche nelle relazioni e nel contesto professionale; sentirsi ascoltati e supportati facilita scelte coraggiose, come denunciare episodi di abuso. L’approccio integrato di sostegno emotivo e consulenza legale aiuta a ridurre l’isolamento che spesso accompagna le vittime, trasformando il senso di impotenza in capacità di reazione.
Un messaggio di speranza e responsabilità collettiva
La vicenda di Valentina vuole essere un monito e un invito: le cicatrici invisibili possono essere sanate, ma è fondamentale che chi subisce violenza rompa il silenzio e trovi rete di supporto. L’esempio della stilista e dell’associazione dimostra che la comunità può mettere in campo strumenti concreti per prevenire e contrastare il bullismo, dal dialogo educativo alle azioni legali. In ultima analisi, la trasformazione del dolore in impegno sociale mostra come la responsabilità non sia solo individuale, ma collettiva.





