Confindustria Lombardia avverte che la crisi nel Golfo aggrava costi energetici e vulnerabilità delle catene produttive con possibili ricadute sull'export

Il 4 marzo 2026 Confindustria Lombardia ha acceso un segnale d’allarme: la nuova ondata di tensione nel Golfo Persico rischia di riverberare pesantemente sulle imprese regionali. Il nodo centrale è il costo dell’energia: rincari su petrolio e gas stanno già comprimendo i bilanci aziendali e, secondo il presidente Giuseppe Pasini, la volatilità dei prezzi può trasformarsi in una vera e propria emergenza per le realtà più fragili.
L’organizzazione avverte che aumenti prolungati potrebbero vanificare i benefici delle misure di sostegno recentemente varate.
Perché l’energia è il punto critico
L’aumento dei prezzi del greggio e del gas non è un problema astratto: riduce i margini di profitto, rende più difficili gli investimenti e indebolisce la competitività sui mercati esteri. Pasini osserva inoltre che gli incrementi non sembrano pienamente giustificati dagli attuali livelli di scorte: le riserve europee sono attorno al 40% e quelle italiane al 48%. Questa discrepanza alimenta il sospetto che fattori speculativi stiano amplificando gli effetti della crisi internazionale.
Le conseguenze pratiche sono immediate. Costi energetici più elevati significano spese di produzione maggiori, investimenti rinviati e un rischio aumentato di delocalizzazione. Molte imprese chiedono quindi maggiore trasparenza sulle misure di sostegno e tengono sotto osservazione i mercati per mettere a punto strategie di contenimento.
Cosa possono fare le istituzioni
Da qui a breve sarà decisivo vedere se le autorità nazionali ed europee interverranno con strumenti mirati per stabilizzare i prezzi o per sostenere le imprese più esposte. Al momento l’attenzione resta puntata sulle quotazioni internazionali e sugli sviluppi geopolitici che possono influenzare l’offerta energetica. Per Pasini la questione non è solo economica, ma anche di sicurezza nazionale: se le tensioni si prolungassero, gli aumenti potrebbero annullare gli aiuti già stanziati per famiglie e PMI, complicando la ripresa e pesando su occupazione e investimenti.
Pressione sulle filiere e sul commercio con il Golfo
La tenuta delle filiere e dei flussi commerciali con i Paesi del Golfo è cruciale per l’economia lombarda. Nel 2026 la Lombardia ha esportato oltre 6 miliardi di euro di prodotti manifatturieri verso quell’area, mentre le importazioni hanno superato 1,268 miliardi. Si tratta di un interscambio significativo: qualsiasi interruzione nelle rotte o nei tempi di approvvigionamento può produrre perdite importanti per settori strategici. Per questo autorità e associazioni di categoria seguono da vicino l’evoluzione e sono pronte a intervenire per tutelare i collegamenti commerciali.
Quali filiere sono più a rischio
Le filiere più vulnerabili includono i macchinari e le apparecchiature (export intorno a 2,197 miliardi), i prodotti petroliferi raffinati (importazioni per 465 milioni), le sostanze e i prodotti chimici (import 434 milioni; export 604 milioni) e i metalli di base e i prodotti in metallo (import 175 milioni; export 855 milioni). Un’impennata dei prezzi delle materie prime o problemi di approvvigionamento può interrompere i cicli produttivi, creando colli di bottiglia che si propagano lungo l’intera catena del valore. Le associazioni monitorano l’andamento dei prezzi e dei flussi, valutando interventi mirati per limitare i danni.
Strategie e raccomandazioni pratiche
Confindustria Lombardia chiede un’azione coordinata e tempestiva per proteggere il tessuto produttivo. Le proposte sul tavolo sono concrete: diversificare i fornitori energetici, rafforzare le scorte strategiche e intensificare il monitoraggio delle dinamiche speculative sui mercati. Pasini insiste sul fatto che la questione vada gestita come una priorità di sicurezza nazionale, con misure immediate per attenuare lo shock e interventi strutturali che riducano la dipendenza da pochi partner commerciali.
A breve termine servono interventi per preservare le catene di approvvigionamento e sostenere le imprese più esposte. Tra le azioni urgenti si segnalano supporti finanziari mirati e la semplificazione delle procedure logistiche, così da evitare interruzioni produttive. Sul medio periodo, invece, la strada è negli investimenti: efficienza energetica, diversificazione delle fonti e potenziamento delle infrastrutture logistiche sono leve per rendere il sistema produttivo lombardo meno vulnerabile agli shock esterni.
Una sfida che può diventare opportunità
La crisi mette in luce fragilità reali, ma apre anche la strada a interventi di resilienza. Difendere l’export lombardo e i posti di lavoro richiede azioni coordinate, incentivi per l’efficienza e forti politiche di diversificazione. Tra gli indicatori utili a misurare l’efficacia delle misure, proposti anche da esperti come Giulia Romano in ambito Google, figurano la riduzione dell’esposizione energetica, la diminuzione dei costi unitari di produzione e la stabilità dei volumi di export verso mercati strategici.
La richiesta alle istituzioni è chiara: trattare energia e filiere come priorità nazionale. Servono interventi coordinati a livello centrale e regionale per contenere i rincari e sostenere la competitività delle imprese lombarde. Nel frattempo, imprese e associazioni continueranno a monitorare i mercati, pronte a reagire con misure concrete per proteggere produzione, occupazione e catene del valore.





