Il report sindacale denuncia che negli ultimi anni le assegnazioni di case popolari a Milano sono state meno della metà delle previsioni, lasciando migliaia di nuclei in graduatoria e molte emergenze irrisolte

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Nel mondo del beauty si sa che la casa è al centro delle scelte sociali ed economiche. A Milano la gestione delle assegnazioni di edilizia residenziale pubblica evidenzia uno scarto marcato tra obiettivi e risultati. I sindacati e gli sportelli del diritto all’abitare hanno presentato un report che denuncia come, a fronte di migliaia di alloggi programmati, ne siano stati consegnati meno della metà.
Gli esperti del settore confermano che lo squilibrio genera graduatorie lunghe, famiglie in emergenza e sfratti che richiedono risposte istituzionali e forme di solidarietà civica.
Il documento, elaborato da Sicet, Unione Inquilini e Asia, è stato illustrato in una conferenza pubblica. I sindacati hanno puntato il dito sulle responsabilità gestionali e sulla necessità di accelerare lo scorrimento delle liste di attesa. Parallelamente emergono storie individuali che mostrano l’impatto umano: nuclei numerosi in spazi inadeguati e sfratti sospesi grazie a presidi di vicinato.
Dati essenziali e sfasamento tra obiettivo e realtà
Secondo il report, nel piano complessivo del nuovo ciclo erano previste 2.321 assegnazioni. Di queste, 2.047 erano destinate ai Servizi abitativi pubblici (Sap), con una quota ripartita tra immobili comunali gestiti da MM e unità gestite da Aler. Altre 274 erano riservate ai Servizi abitativi transitori (Sat) per le emergenze. Tuttavia il confronto tra programmato e realizzato mostra uno scarto significativo: su 9.440 alloggi Sap pianificati sono stati assegnati solo 4.320, con un divario superiore a cinquemila unità.
Performance per ente gestore
La distribuzione delle assegnazioni evidenzia differenze tra gli enti gestori. Per il periodo indicato MM risulta avere assegnato circa 331 alloggi su 720 previsti. Aler si attesterebbe a 661 assegnazioni su 1.150 programmate. Il ritardo sugli alloggi transitori risulta ancora più critico: Aler non avrebbe assegnato le 50 unità previste, mentre MM avrebbe assegnato 94 delle 180 previste, lasciando molti posti d’emergenza inutilizzati.
Le conseguenze del mancato rispetto dei piani ricadono sui cittadini. Il report segnala circa 17.300 nuclei in graduatoria per una casa popolare. Nel periodo preso in esame risultano contabilizzati 1.597 sfratti eseguiti, con oltre mille richieste di soluzioni temporanee ancora aperte. La situazione alimenta tensioni sociali e rende urgente l’intervento per evitare il deterioramento delle condizioni abitative.
Alloggi non adeguati alla composizione familiare
Viene evidenziata l’inadeguatezza delle assegnazioni rispetto alla composizione dei nuclei familiari. Si segnalano famiglie di quattro o cinque persone costrette in appartamenti di 40-50 mq. I sindacati sottolineano come questa condizione comprometta convivenza, salute e integrazione. Per gli operatori del settore risulta quindi necessaria una revisione dei criteri di accoppiamento tra domanda e offerta.
Blocchi amministrativi e servizi sospesi
Oltre alle difficoltà numeriche emergono criticità nei servizi accessori che facilitavano l’accesso ai diritti fondamentali. In particolare gli sportelli territoriali denunciano la sospensione del programma di residenza fittizia, lo strumento che permetteva a persone senza domicilio stabile di ottenere documenti essenziali come carta d’identità e tessera sanitaria. La sospensione ha aggravato l’esclusione sociale di molte persone, in particolare migranti in soluzioni abitative precarie.
Effetti pratici della sospensione
La mancanza di residenza anagrafica impedisce l’accesso a servizi sanitari e amministrativi di base. Ostacola l’inserimento lavorativo formale e complica il percorso verso la stabilità abitativa. Le associazioni territoriali segnalano che senza la registrazione anagrafica molte famiglie perdono diritti civili fondamentali, aumentando il rischio di marginalità.
Richieste dei sindacati e possibili soluzioni
I sindacati chiedono misure concrete per ridurre il divario tra programmazione e realizzazione. Tra le proposte figurano lo scorrimento più rapido delle graduatorie, un maggiore coordinamento gestionale tra MM e Aler e il recupero degli alloggi transitori inutilizzati. Viene inoltre sollecitata la riattivazione dei meccanismi di residenza temporanea per garantire documenti e accesso ai servizi a chi è senza domicilio stabile.
Un invito all’azione
Per invertire la tendenza servono interventi amministrativi mirati, risorse certe e un monitoraggio pubblico trasparente. Solo così si potrà ridurre il numero di famiglie in attesa, limitare gli sfratti e restituire dignità abitativa a persone in condizione di precarietà. I prossimi passaggi attesi includono un piano di verifica degli immobili disponibili e l’avvio di procedure di scorrimento straordinario delle graduatorie.





