Dal punto di vista normativo il Garante ha ribadito l'importanza del consenso valido per i tracker online: le implicazioni pratiche e le misure operative per le aziende

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Garante privacy: nuovo orientamento sui tracker e il consenso online
Dal punto di vista normativo, il Garante per la protezione dei dati personali ha recentemente chiarito i requisiti per l’utilizzo dei tracker e delle tecnologie di profilazione online. La pronuncia ribadisce che l’installazione di cookie e altri strumenti di tracciamento che raccolgono dati personali finalizzati a profilazione o marketing richiede un consenso informato, libero e specifico.
1. Normativa e pronuncia in questione
Il Garante ha precisato che l’uso di terze parti per funzioni di tracciamento non esonera il titolare del sito dall’obbligo di garantire la GDPR compliance. In particolare, l’Autorità sottolinea la necessità di informazioni chiare sulle finalità, sui soggetti coinvolti e sui trasferimenti di dati, nonché la corretta implementazione delle modalità tecniche per ottenere e registrare il consenso.
2. Interpretazione e implicazioni pratiche
Il Garante ha stabilito che non è sufficiente un banner generico o l’uso del pre-ticked box: il consenso deve essere una manifestazione di volontà libera e verificabile. Il rischio compliance è reale: in assenza di un consenso efficace, l’uso di tracker può configurare un trattamento illecito con conseguenze amministrative e reputazionali.
Dal punto di vista operativo questo significa che le aziende devono rivedere tecnicamente e contrattualmente le integrazioni con fornitori di analytics, advertising e piattaforme di personalizzazione, assicurando che le basi giuridiche per il trattamento siano corrette e documentate.
3. Cosa devono fare le aziende
Per adeguarsi al nuovo orientamento è consigliabile seguire questi passaggi:
- Mappare i tracker: identificare tutti i cookie e script di terze parti attivi sulle proprietà digitali.
- Rivedere i consensi: implementare meccanismi che registrino il consenso esplicito e permettano la revoca semplice.
- Aggiornare l’informativa: fornire informazioni trasparenti su finalità, responsabilità e trasferimenti internazionali.
- Stipulare accordi: verificare e aggiornare i contratti con i fornitori (Data Processing Agreement, clausole sulle subforniture).
- Implementare misure tecniche: bloccare i tracker fino all’ottenimento del consenso e utilizzare strumenti di gestione del consenso conformi.
4. Rischi e sanzioni possibili
Il Garante ha ribadito che le violazioni in materia di consenso e di trasparenza possono dar luogo a sanzioni pecuniarie rilevanti e a ordini di cessazione del trattamento. Il rischio compliance è reale: oltre alle multe, le aziende possono subire interventi amministrativi immediati (ad es. blocco dei trattamenti) e danni reputazionali difficili da recuperare.
Inoltre, in caso di trasferimenti verso Paesi terzi, la mancanza di adeguate garanzie può comportare ulteriori profili di responsabilità ex GDPR e interventi da parte delle autorità europee di controllo (EDPB).
5. Best practice per la compliance
Per costruire una compliance solida consiglio di applicare le seguenti best practice:
- Approccio by design e by default: integrare la protezione dei dati già nella progettazione dei servizi digitali.
- Registro dei consensi: mantenere traccia delle scelte degli utenti con data, finalità e fornitore coinvolto.
- Valutazioni di impatto (DPIA): eseguire una DPIA per trattamenti che comportano profilazione estesa o rischi elevati.
- Formazione e governance: aggiornare policy interne e formare i team marketing/IT su GDPR e RegTech.
- Monitoraggio continuo: adottare soluzioni RegTech per verificare in tempo reale la conformità dei banner e dei cookie.
Il Garante ha stabilito che la conformità non è un’operazione una tantum: richiede governance, strumenti e documentazione. Dal punto di vista normativo, l’attenzione su trasparenza e consenso resterà alta nei prossimi anni, anche in relazione a evoluzioni tecnologiche come l’intelligenza artificiale applicata al profiling.
In sintesi: se non avete già avviato una revisione completa dei vostri tracker e delle policy di consenso, il momento di agire è ora. Il rischio di sanzioni e di impatti operativi è concreto, ma adottando misure organizzative e tecniche mirate è possibile trasformare l’obbligo normativo in un vantaggio competitivo basato sulla fiducia.





