La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Brescia, ponendo fine all'inchiesta su Mario Venditti.

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Un’importante decisione è stata recentemente presa dalla Cassazione riguardo all’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. La sesta sezione della Corte ha respinto un ricorso presentato dalla Procura di Brescia, confermando l’annullamento del sequestro dei suoi dispositivi elettronici. Questo segna un passo significativo nel lungo processo legato all’inchiesta sul caso Garlasco.
Il ricorso della Procura era stato presentato dopo che il Tribunale del Riesame aveva già espresso un parere contrario, annullando un decreto di sequestro che riguardava telefoni cellulari, computer e altri dispositivi elettronici di Venditti. La Procura lo accusava di corruzione in atti giudiziari, ma la Cassazione ha ritenuto che non vi fossero basi sufficienti per giustificare il sequestro.
Dettagli sull’inchiesta e sui sequestri
Il procedimento giuridico si è concentrato su presunti atti di corruzione legati all’archiviazione della posizione di Giuseppe Sempio, padre di Andrea Sempio, nei confronti dell’omicidio di Chiara Poggi. Secondo le accuse, Venditti avrebbe ricevuto tra i 20.000 e i 30.000 euro per facilitare l’archiviazione della pratica, una tesi che si fondava su annotazioni rinvenute durante le indagini.
Il ruolo della Procura di Brescia
Nell’ambito di tale inchiesta, la Procura di Brescia ha cercato di giustificare il sequestro dei dispositivi sostenendo che un’analisi approfondita avrebbe potuto rivelare elementi utili per le indagini. Tuttavia, il Riesame ha sottolineato che la richiesta di sequestro era troppo ampia e non specificava le parole chiave necessarie per restringere il campo delle analisi. Il periodo temporale indicato, che si estendeva, è stato considerato eccessivo e non giustificato.
La posizione della difesa di Venditti
Il legale di Venditti, Domenico Aiello, ha evidenziato l’assenza di prove concrete a carico del suo assistito. Nella memoria presentata in Cassazione, Aiello ha argomentato che gli inquirenti avrebbero dovuto limitare le analisi a dati pertinenti, evitando di scandagliare una quantità di informazioni che riguardano la vita privata dell’ex magistrato. Ha sottolineato che il tentativo della Procura di accedere a tutte le informazioni disponibili era sproporzionato e ingiustificato.
Le conseguenze della decisione della Cassazione
Con il rigetto del ricorso da parte della Cassazione, la posizione di Venditti si è rafforzata, in quanto la Corte ha smontato le basi su cui si fondava l’accusa di corruzione. Questo sviluppo non solo ha portato alla restituzione dei dispositivi sequestrati, ma ha anche indebolito notevolmente l’ipotesi accusatoria della Procura. Ora, la strada sembra aperta per Venditti, che ha sempre negato qualsiasi addebito.
In conclusione, la sentenza della Cassazione rappresenta un punto di svolta significativo nel caso Garlasco, evidenziando la necessità di un’indagine accurata e giustificata, che rispetti i diritti degli indagati e non si basi su presupposti vaghi o eccessivi. Con questa decisione, la giustizia italiana ha riaffermato il principio dell’equilibrio tra le esigenze investigative e i diritti individuali.





