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A Milano il food oltrepassa la moda low cost

Tra le vie commerciali sbuca Melzo

Via Dante, Milano, Lombardia

In via Dante i tavolini prendono il posto degli abiti low cost. In corso Buenos Aires il negozio di H&M lascia il posto ad una piadineria. Tra il 2020 e il 2021: -2% di insegne di moda, +2% di locali.

Milano, Food vs Moda: la spiegazione di Sinisi

L’amministratore delegato della parte commerciale Milano e Lombardia per la società di consulenza immobiliare Engel & Völkers, Gianluca Sinisi, annuncia C’è un rallentamento del fast fashion, che ha ridotto gli spazi fisici per puntare sull’online, e un aumento del food, soprattutto organizzato per catene“. Le aperture dei nuovi locali si specializzano in un unico piatto: dal poke alle piadine, dall’hamburger alla pescheria.

Via Montenapoleone rimane la strada d’oro: un metro quadrato viene affittato a valori superiori ai 10 mila euro. In cima alla classifica delle vie con il turnover più alto, 42%, troviamo via Borgospesso.

Milano, Food vs Moda: la crisi

In Corso Matteotti, invece, molti negozi che hanno chiuso i battenti non hanno ancora trovato inquilini. Tra maggio e luglio 2021, la percentuale di attività scoperte era del 37%. Qui non è approdata nessuna realtà legata al food.

Infatti, i margini del Quadrilatero sono le zone che hanno sofferto maggiormente la crisi.

Sinisi aggiunge “Il cibo è il traino di molti quartieri. Nel prossimo anno crescerà grazie al commercio e ai locali molto la zona attorno a Fondazione Prada con Symbiosis e piazza Alvar Aalto in zona Porta Nuova”.

Milano, Food vs Moda: sbucano anche bellezza e casa

Altre attività commerciali preferiscono concentrarsi sulla cura della persona e su tutto quello che gira intorno alla casa.

A guidare il campo salute e bellezza ci sono via Broletto, via Dante e via Torino; nel settore design troviamo via Borgospesso, via Savona e via Bagutta. Corso Vittorio Emanuele e Montenapoleone rimangono le strade con il più alto valore per i proprietari di immobili, sono il paradiso della moda, con oltre il 70 % di marchi di abbigliamento.

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