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Coronavirus Milano, dimesso il primo paziente: “Finalmente sono a casa”

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Il primo paziente contagiato dal coronavirus a Milano, Angelo Marzano, è in via di guarigione: il racconto del dermatologo del Policlinico.

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Angelo Marzano, dermatologo del Policlinico di Milano e docente a contratto della Statale, è il primo paziente affetto da coronavirus ed è in via di guarigione. Intervistato dal Corriere della Sera, l’uomo di 57 anni ha confessato di non aver ancora debellato il virus.

“Sono stato dimesso lunedì – ha raccontato -, dopo tre giorni e mezzo senza febbre e un tampone dall’esito finalmente negativo. Anche la tosse è meno forte“. Quello che però non ha ancora recuperato è il senso del gusto e dell’olfatto. “I primi giorni ho fatto un po’ fatica – ha confessato -, avevo come un cerchio alla testa, oggi sto meglio”. Ancora in quarantena, Andrea attende l’esito degli ultimi tamponi, sperando che siano ancora negativi.

Coronavirus Milano, primo paziente dimesso

Una grande gioia per la città di Milano: il primo paziente contagiato dal coronavirus è stato dimesso ed è in via di guarigione. Angelo Marzano è risultato infatti negativo al tampone per Covid-19 e ha ripreso gradualmente il suo lavoro.

I primi sintomi li aveva accusati tra il 20 e il 21 febbraio scorsi, dopo diversi viaggi in molti Paesi europei.

Il 23 febbraio, sottoposto ai test di controllo, è risultato positivo al coronavirus. Non era entrato in contatto con nessun cittadino proveniente dalla Cina e nemmeno con i cittadini di Codogno. Probabilmente, quindi, ha contratto la malattia “nel viaggio di andata verso Monaco“, in quanto “due file davanti alla mia era seduta una persona poi risultata positiva, me lo ha comunicato la compagnia aerea”.


Del periodo di malattia, ha raccontato Angelo, “ho avuto due momenti difficili. Il quinto giorno c’è stato un rialzo della febbre, dovuto a una reazione immunitaria all’infezione. Poi il 4 marzo la lastra ha evidenziato una piccola polmonite. Ho avuto anche un sintomo particolare, che i colleghi mi dicono non sia comune. Mi sono comparse piccole vescicole simili a quelle della varicella sul tronco, ma non sugli arti o sul volto”. I medici, però, lo hanno salvato grazie a “una combinazione di due farmaci antivirali di solito usati contro l’hiv e con un farmaco antinfiammatorio”, ha raccontato il dermatologo.


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