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Coronavirus, a Milano locali deserti: “Così chiudiamo”

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"L'ordinanza ci dice che possiamo stare aperti, ma forse è meglio chiudere" dicono i risotratori milanesi amareggiati.

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Chiuso dal 24/2 al 1/3 compresi salvo successive disposizioni della Regione Lombardia” è il cartello che si legge sulle serrande abbassate di molti locali costretti a chiudere a seguito dell’ordinanza che prevede la chiusura di bar e pub dalle 18 alle 6.

Il quadro dei primi giorni di coprifuoco a seguito del dilagare del Coronavirus fa paura e Milano appare un pò una città fantasma. L’amarezza è tanta e i ristoratori sembrano arresi: “Forse è meglio chiudere“.

Coronavirus: a Milano locali chiusi

L’ordinanza diramata a Milano riguarda bar e pub mentre sono salvi ristoranti e locali con licenza di ristorazione che sono autorizzati a lavorare fino alle 2 di notte con particolare attenzione “a evitare gli assembramenti“.

I ristoranti sono “salvi” però solo sulla carta. Il resoconto della prima giornata di coprifuoco preoccupa i titolati che hanno visto i locali vuoti. “Lunedì scorso, in una settimana normale, non c’era neanche un posto a sedere” dicono. “L’ordinanza ci consente di stare aperti ma la gente ha paura e questo è il risultato“.

L’amarezza dei titolari

La psicosi sta facendo il suo corso e nonostante l’ordinanza dica sì, i milanesi sembrano preferire restare a casa per evitare rischi. Alcuni titolari dicono di aver mandato i dipendenti in ferie per contenere i costi, mentre altri manifestano l’amarezza ammettendo: “Forse a questo punto è meglio chiudere“. I dati rilevati parlano già di un 40-60-90% in meno e i riflessi per l’economia del Paese fanno davvero paura.

Nata in provincia di Lodi, classe 1995, è laureata in "Scienze Umanistiche per la Comunicazione" all’Università Statale di Milano. Lavora per Entire Digital


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Antonella Ferrari

Nata in provincia di Lodi, classe 1995, è laureata in "Scienze Umanistiche per la Comunicazione" all’Università Statale di Milano. Lavora per Entire Digital

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