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Neonato abbandonato a Milano: molte le richieste di adozione

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La vicenda di Mario, abbandonato alla Mangiagalli, ha commosso la città di Milano. Scopri qui gli ultimi aggiornamenti.

Il piccolo Mario, abbandonato nella ‘culla per la vita’ della clinica Mangiagalli, ha scatenato un vero e proprio boom di richieste di adozione.

Il direttore sanitario Basilio Tiso ha dichiarato:

“La nostra risposta però è stata sempre la stessa. Per adottarlo bisogna rivolgersi al tribunale dei minori”

Il neonato, che è stato chiamato Mario per ricordare Santa Maria Goretti, sta bene e pesa un chilo e 700 grammi. Secondo quanto riporta Repubblica Rimarrà per ancora una settimana in una culla termica e poi sarà trasferito in reparto fino a quando non verrà dato in adozione.

Il primario del reparto di neonatologia della Mangiagalli, Fabio Mosca, ha commentato la vicenda:

“Al di là del fatto che nella ‘culla per la vita’ il bambino è stato messo al sicuro e ora è tutelato, quello che è accaduto è una sconfitta perché vuol dire che la mamma non ha trovato l’aiuto adeguato. Se è bello compiacersi perché la tecnologia e l’organizzazione hanno funzionato alla perfezione e perché l’investimento economico ha avuto un senso, non possiamo perdere di vista il nocciolo del problema: una madre ha abbandonato suo figlio e nessuno si è accorto che era in difficoltà”

Spiega su Arte e Salute la blogger Emanuela Zerbinatti che è la prima volta che la ‘culla della vita’ viene utilizzata da quando è stata inaugurata 5 anni fa.

Ricordiamo che comunque le donne possono partorire in ospedale senza aver l’obbligo di dare il cognome e senza quindi riconoscere il bimbo.

Qui il commento di Pierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali del Comune di Milano:

“Andrò in Mangiagalli per salutare e portare un piccolo dono a Mario e per ringraziare gli straordinari operatori che si sono e si stanno occupando di lui. E’ evidente che cose simili non devono accadere.

Non voglio colpevolizzare la madre e nemmeno polemizzare con altre istituzioni, ma mi auguro che chi gestisce i consultori e la sanità si interroghi. Pure noi, per quel che riguarda il mio assessorato, dovremo attivarci affinché non succeda più”

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