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Festa della Donna 2011, tra divisioni e discriminazioni dure a scomparire

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Abbiamo fatto talmente tanti passi avanti che siamo caduti nel baratro. Non sono ottimista per questa Festa della Donna 2011 (Rosario Mastrosimone su Sostenibile vi rinfresca la memoria sulle origini di questa ricorrenza), men che meno dopo un anno come quello appena trascorso.

Da festeggiare, oggi, non c’è proprio nulla (sì, putroppo ci tocca ribadirlo ogni anno), come scrive anche Anita Richeldi su Politica 2.0. Dobbiamo indignarci, suggerisce Marco Pagani su EcoAlfabeta.

Dopo il trionfo della manifestazione “Se non ora quando?” (che stasera replica in Piazza Mercanti alle 18, altro che manzi bisunti e squllidi) ci tocca fare i conti con una realtà ancora ben lontana dalle nostre aspettative.

Le donne sono divise.

Ne parlava questa mattina Eleonora Bianchini su TvPolitik:

Auguri perché, come diceva questa mattina Giulia Bongiorno intervistata da Massimo Leoni su Sky, le donne ritrovino l’unità. Solo quella, infatti, potrà portarle ai ruoli di potere che oggi non ricoprono, come dimostrano le statistiche. Detto, fatto. Che cosa? Il contrario: a Roma il comitato Se non ora quando è diviso dai collettivi femministi. I soliti particolarismi, le solite divisioni che ci ridurranno in briciole in pasto all’ordine precostituito che vuole gli uomini nei ruoli chiave, ben saldi a mantenere le posizioni che contano.

La strategia di squadra, visti i tempi, è fondamentale e qui ne siamo ancora lontani. Quello che non dovrebbe essere è quanto accade sotto nel dibattito/scontro alle Invasioni Barbariche tra Flavia Perina e Daniela Santanché: certo, si possono avere visioni diverse. Ma negare le evidenze e tutto per compiacere il potere maschile è troppo.

Come darle torto? Le divisioni non portano da nessuna parte e quello che mi chiedo io è perchè in 30 anni siamo riuscite a gettare all’aria parte di quello che le nostre mamme e le nostre nonne sono riuscite ad ottenere.

 

Riusciremmo OGGI a far approvare una legge come quella sull’aborto, se ci contestano persino l’uso della pillola (che compie quasi 51 anni, ricorda Massimilla Manetti Ricci su IlSerpentediGaleno)?

Basti leggere questo post di Metilparaben per capire perchè anzichè fare passi avanti siamo regrediti in una sorta di surreaele Medioevo, con madri e padri che anzichè tutelare le proprie figlie le offrono in pasto ai potenti di turno, come ricorda Riccardo Spiga su Teleipnosi.

Continuiamo a saltare dall’integralismo al ‘puttanesimo’ rasentando la schizofrenia.

In fondo le donne non chiedono l’uguaglianza ‘in sè’, perchè uomini e donne sono diversi tra loro (molto divertente il post di Valeria Sirabella su MessaInScena). Noi donne chiediamo solo parità di trattamento (vere ‘pari opportunità’ quindi).

Si potrebbe proprio cominciare da un punto molto sentito: il trattamento economico sul lavoro, come suggerisce sempre Eleonora Bianchini su ContiInTasca.

Da lì agli asili per tutti, al posto di lavoro garantito in caso di maternità e alla meritocrazia (per fare solo qualche esempio) il passo dovrebbe essere più breve. 


(fonte immagine)
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