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Pio Albergo Trivulzio, case di lusso concesse ad affitti ridicoli ai 'soliti noti': esplode lo scandalo

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Chissà come mai ma la cosa non ci stupisce più di tanto. Che il Pio Albergo Trivulzio abbia dispensato le sue proprietà in affitto a prezzi ridicoli al solito giro di ‘amici di’ e di ‘parenti di’ dovrebbe essere un fatto straordinario?

Non fraintendetemi.

Non è mia intenzione giustificare l’ennesimo esempio di malcostume all’italiana che tra l’altro vede protagonista la stessa struttura che fece da cornice all’evento che cambiò il corso della storia politica degli ultimi 50 anni. Ma per lo meno questa volta la verità sarà sotto gli occhi di tutti – dopo un lungo tira e molla .

Una volta svelato il segreto non sarà più possibile negare l’evidenza: il patrimonio immobiliare del Pio Albergo, frutto di lasciti e donazioni a favore dei bisognosi, sarebbe stato concesso a prezzo di favore a persone che bisognose non lo erano affatto.

Le commissione Casa e Demanio del Comune, guidata da Barbara Ciabò, ha annunciato battaglia come leggiamo sul Corriere.

Sono 1.064 nominativi da settimane bersaglio di sospetti e veleni proprio per la segretezza con cui sono stati conservati. Del resto, basta sfogliare le delibere del consiglio di amministrazione del Trivulzio, per capire la discrezionalità con cui negli anni sono state gestite le case. Immobili di un ente di diritto pubblico, lasciati in beneficenza dalla Milano con il coeur in man, ma assegnati con un bando pubblico a chi tra i candidati (a parità di requisiti) è in grado di esibire il reddito più alto.

Un controsenso per un ente nato con lo scopo di aiutare i poveri. Non solo. Il verdetto finale sui contratti da stipulare è lasciato nelle mani di un comitato ristretto: il direttore generale (Fabio Nitti, in quota Pdl) e il direttore del Dipartimento tecnico (Alessandro Lombardo, vicino all’ex An). La supervisione spetta al presidente del Trivulzio, il chirurgo Emilio Trabucchi (Pdl).

Ma andiamo a vedere chi sarebbero questi ‘poverelli’: nei primi elenchi, riportati sempre dal Corriere, ci sono ex segretari di partito, onorevoli, consiglieri comunali, giornalisti, amici e parenti dei potenti.

Si va dal nipote di Francesco Cossiga, Piero Testoni, al co-fondatore del Pdl Luciano Buonocore (attualmente presidente del consiglio comunale di Peschiera Borromeo), dall’ex parlamentare di Forza Italia Giuseppe Rossetto, all’ex tesoriere Domenico Lo Jucco, fino al presidente di Metroweb Guido Manca (consigliere comunale del Pdl).

Ha fatto poi molto discutere la presenza nella lista di Cinzia Sasso, giornalista di Repubblica e compagna del candidato sindaco del centrosinistra, Giuliano Pisapia.

La Sasso però, come ha precisato lei stessa in una lettera aperta, è titolare di un contratto scaduto e ha già inviato al Trivulzio una lettera di disdetta.

Infine, ciliegina sulla torta, si parla “di recentissimi contratti d’affitto a ragazze sconosciute ben introdotte nelle feste che contano. Ma nel mirino non ci sono soltanto gli affitti degli appartamenti del Trivulzio. Tra i casi più chiacchierati c’è quello dell’assessore regionale alla Casa, Domenico Zambetti. Zambetti è proprietario di un appartamento acquistato dal Pio Albergo Trivulzio per 540 mila euro. L’assessore però ha puntualizzato:

“Ho vissuto nell’appartamento in affitto dal 1992. L’ho comprato dal Trivulzio quattro anni fa dopo che il proprietario è morto e l’ha donato all’ente. Non ho avuto prezzi di favore né corsie preferenziali e ho tutti i documenti per dimostrarlo”

C’è poi la casa venduta al direttore generale dell’ospedale San Carlo, Antonio Mobilia. Spiega il quotidiano:

La casa, in largo Rio de Janeiro 7, una delle vie prestigiose di Milano, è stata acquistata per 518.670 euro, sessanta mila euro meno del valore commerciale della casa. La giustificazione che rimbalza sia per gli affitti a prezzi stracciati sia per gli acquisti sotto il prezzo di mercato è sempre la stessa: sono da effettuare lavori di ristrutturazione costosi

Dal canto suo il Pio Albergo ha pubblicato sul suo sito le risposte alle domande che due giorni fa il quotidiano Repubblica aveva posto sulla questione. Le trovate cliccando su questo link.

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