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Dov'era la Lega quando la 'ndrangheta conquistava la Lombardia? Castelli attacca il 'ricco' Saviano

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In Italia non si può criticare. All'indomani della pubblicazione dell'intervista rilasciata  da Roberto Saviano a Vanity Fair, arriva la risposta piccata di Roberto Castelli alla domanda che lo scrittore di "Gomorra" aveva sollevato:

"Dov'era la Lega quando la 'ndrangheta si infiltrava in Lombardia? La Lega ci ha sempre detto che certe cose al Nord non esistono, ma l'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Lombardia racconta una realtà diversa"

Castelli ha replicato:

"Saviano la smetta, perché gli antimafia a pagamento sono sempre meno credibili.

Saviano è accecato e reso sordo dal suo inopinato successo e dai soldi che gli sono arrivati in giovane età. Unica sua scusante rispetto alle sciocchezze che dice sulla Lega è che, quando noi combattevamo contro la sciagurata legge del confino obbligatorio che tanti guai ha portato al nord, aveva ancora i calzoni corti. Noi", rincara Castelli, non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze"

Saviano o non Saviano in tantissimi si erano posti la stessa domanda subito dopo il maxiblitz di qualche settimana fa: chi ha permesso che in tutti questi anni la criminalità organizzata si diffondesse e riuscisse ad avere importanti contatti e agganci?

Anche Luigi De Magistris di Idv ha duramente criticato l'operato del Carroccio:

"La Lega ha ripudiato quella battaglia di legalità di cui, almeno a parole, si è sempre detta portavoce.

In Parlamento mai ha fatto e farà mancare il voto a provvedimenti criminogeni come processo breve, ddl intercettazioni, revisione delle norme sui pentiti. Mentre il ministro Maroni ha introdotto la possibilità di vendere all'asta i beni confiscati alle mafie assestando, anche dal punto di vista simbolico, un colpo mortale alla lotta contro il crimine organizzato"

Molto calzante, anche se riferita ad un'altra questione, l'opinione dell'avvocato Umberto Ambrosoli riportata da Repubblica:

"Si è ridotta l'attenzione all'etica.

Non solo a Milano, a livello nazionale, e indipendentemente da chi governa"

Milano deve liberarsi dalla piaga della corruzione, sia che riguardi la mafia sia che riguardi i controlli in discoteca. Le istituzioni devono mandare in prima persona un segnale.

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