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Attentato di via Palestro, a distanza di 17 anni la verità è ancora nascosta

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Una ferita cittadina recentemente tornata sotto i riflettori: è la strage di via Palestro, attentato attribuito a Cosa Nostra che costò la vita a tre vigili del fuoco, un agente della polizia locale e a un immigrato di origine marocchina.

Il 27 luglio 1993 alle ore 23.14 un'autobomba  esplose nei pressi del Padiglione di arte contemporanea di via Palestro.

I morti furono cinque: i vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, il vigile urbano Alessandro Ferrari e Moussafir Driss, immigrato marocchino che dormiva su una panchina (fonte immagine).

La strage di via Palestro seguì di pochi mesi quella di Firenze di via dei Georgofili e quella di Roma.

Questa mattina Letizia Moratti ha presenziato alla commemorazione:

"Via Palestro rappresenta, insieme a piazza Fontana e a tutti quei luoghi che sono stati teatro di tanta sofferenza, di atti tanto vili e disumani, un simbolo di lutto, ma anche di fierezza, dignità e orgoglio.

Milano seppe reagire con una risposta forte e senza tentennamenti, una risposta di tutti i milanesi, delle istituzioni e della società civile, che ne ha cementato l'alleanza nella fermezza contro le mafie. Occorre riaffermare con forza la cultura della legalità, ricordando quel patrimonio di civiltà che solo una memoria consapevole e condivisa può rafforzare e garantire, e allo stesso tempo condannare ogni forma di violenza. La lotta alla criminalitàresta una priorità per Milano"

E ha aggiunto:

"Un impegno sottolineato dalle misure messe in campo dall'Amministrazione comunale.

Dall'adozione del Patto di Integrità, uno strumento all'avanguardia in tema di trasparenza negli appalti pubblici, all’istituzione di un 'White list' delle imprese 'pulite' per subappaltare in modo sicuro a un elenco di soggetti vigilati, escludendo a priori le imprese mafiose. Così come una legge più rigorosa che stabilisca un confine netto tra lo spaccio e il consumo di droga può sicuramente aiutare a fissare un criterio che renda più facile anche le indagini e le azioni di repressione contro la criminalità organizzata"

A giudicare dall'arresto di qualche giorno fa di una vittima dell'usura per 'favoreggiamento' nei confronti delle cosche della 'ndrangheta lombarda, forse la strada per sconfiggere la criminalità organizzata è ancora lunga.

L'importante è che chi di dovere affronti il problema a testa alta.

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