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'Ndrangheta: Antonio Oliverio, Massimo Ponzoni e Giancarlo Abelli si dichiarano estranei alla vicenda

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Dopo il blitz contro la 'ndrangheta di due giorni le reazioni politiche ovviamente non si sono fatte attendere (anche se solo dai diretti interessati). Il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, ha ricordato che "i fighetti milanesi ogni volta che sniffano diventano complici di questi personaggi".

Infatti Milano è la capitale del consumo di droga e, di conseguenza, da questo traffico la 'ndrangheta trae linfa vitale.

La Lega Nord ha organizzato per venerdì a Paderno Dugnano una fiaccolata contro ogni forma di associazione malavitosa, con partenza dalla piazza del Comune.

Intanto si sono fatti sentire anche i tre nomi che sono saltati fuori dalle carte dell'inchiesta: Giancarlo Abelli, Massimo Ponzoni e Antonio Oliverio.

Abelli e Ponzoni hanno rilasciato due interviste a IlGiornale in cui si dichiarano completamente estranei.

Ecco uo stralcio di quella di Abelli:

"Mi pare che si dica chiaramente che non c'entro un accidenti. Che rilevanza ha se un tizio chiama e dice: votate questo o quest'altro? Però tutte le volte che c'è un'inchiesta tirano fuori il mio nome, o direttamente o indirettamente. Devo dire che sono un po’ stufo, mi sembra una persecuzione. E poi se la 'ndrangheta investiva su di me, doveva essere un investimento che doveva rendere qualcosa.

Ma io mi sono dimesso subito dopo essere stato eletto! Se avessi fatto un accordo con la 'ndrangheta, mi troverei in un fosso o in un pilastro incementato. Sarei un temerario a mettermi d’accordo con questi e poi a dimettermi. La verità è che non ho chiesto a nessuno il permesso di candidarmi né di dimettermi. Oltretutto, quei voti lì credo di non averli presi"

Anche Ponzoni è convinto di non averli presi quei voti 'sporchi'.

"Sfido qualcuno a dire che ho fatto qualcosa in campagna. Ho fatto una campagna trasparente. C'era una lista di cinque persone, basta vedere chi ha preso i voti e come li ha presi. Io sono brianzolo doc, è difficile per un meridionale votare uno come me"

Nell'ordinanza si legge anche che l'ex assessore "fa parte del capitale sociale dell'organizzazione criminale". La giornalista de IlGiornale gli chiede anche dell'incontro con Ivano Perego, Salvatore Strangio e Pasquale Nocera.

"Non li ho mai ricevuti. Con la mia assistente ho guardato l'agenda, quel giorno non c'era nemmeno consiglio regionale. Al mattino ero a Desio, poi in Regione all'una e mezza e nel pomeriggio ero in Brianza. Io non li conosco, non li ho mai sentiti, mai preso un appuntamento loro. Sono nomi che non ho mai sentito, non mi hanno neanche mai chiesto appuntamento. Quando entri in Regione, lasci un documento e dici dove vai, facciano i controlli! In via Taramelli in Porsche Cayenne! Magari ci sono andati, ma c'è anche una banca sotto, ci sono altri uffici. Saranno andati lì. Risalgano a chi sono e dove sono andati"

Ma risulterebbero diversi colloqui tra la moglie di Ponzoni e Pasquale Nocera, uno dei tre arrestati.

"Parlava con lei? Io non so neanche chi è. Sarà stato qualche amico particolare… Non lo so, non so chi sia. Lo sto apprendendo adesso, bisogna chiederlo a lei. Questo signore qui non lo conosco proprio, adesso mi ha messo pure un tarlo ma sono fatti suoi. Lei non mi ha mai chiesto di ricevere questa persona qua"

Per quanto riguarda invece la posizione di Oliverio il Corriere riporta le sue intercettazioni telefoniche. L'ex assessore provinciale ed ex segretario provinciale milanese dell'Udeur al telefono con Ivano Perego (titolare della Perego Strade, società che sarebbe stata legata alla cosca della 'ndrangheta degli Strangio) avrebbe parlato di una cena elettorale.

Secondo quanto segnala l'ordinanza spesso dietro le cene ci sono tentativi da parte della cosca di avvicinare esponenti politici. Il 19 maggio 2009 fu organizzata in casa di Andrea Pavone, arrestato e accusato di associazione mafiosa, una cena a cui fu invitato anche Emilio Santomauro (due volte consigliere comunale ed ex esponente della Udc). In altre intercettazioni Oliverio fa altri nomi di contatti.

Grazie all'amicizia fra Perego e Oliverio la rete dei rapporti politico-istituzionali dell'imprenditore si infittisce, tanto che il primo viene invitato a una manifestazione intitolata Giornata della Sussidiarietà, organizzata dalla Compagnia Delle Opere di Milano e svoltasi presso il World Join Center di viale Papa. Alla fine della manifestazione Perego ha chiamato un altro degli arrestati, Andrea Pavone, per informarlo delle impressioni sull'incontro.

Oliverio però nega categoricamente di essere stato tramite fra il mondo politico e la 'ndrangheta, ha negato qualunque 'voto di scambio', ma ha ammesso la collaborazione con Ivano Perego.

Intanto sono cominciati i primi interrogatori di garanzia delle persone arrestate. Pavone, ritenuto un consulente finanziario del boss Salvatore Strangio, si è difeso sostenendo di "non sapere di essere stato utilizzato come strumento dai calabresi". Perego si è avvalso della facoltà di non rispondere, così Cosimo Barranca, presunto boss della 'locale' della Lombardia.
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