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La vita quotidiana della 'ndrangheta in Lombardia: dall'amianto alla Asl di Pavia, dagli incontri nei circoli ai cantieri

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Ogni giorno che passa emergono sempre più dettagli su come la 'ndrangheta si sia mossa in Lombardia in tutti questi anni. I boss spesso e volentieri si incontravano in luoghi insospettabili per parlare dei loro affari (qui il nostro speciale: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte).

Leggiamo su Repubblica che ad esempio alcuni il sabato pomeriggio "si trovavano per l'aperitivo" in un circolo Arci in zona Baggio, l'Arci Olmi, oppure in un bar gestito da Cosimo Barranca. I summit avvenivano invece nel ristorante "Il Peperoncino", in via Parenzo, o in un bar di San Pietro all'Olmo, una frazione di Cornaredo.

Barranca, arrivato a Milano sul finire degli anni '80 da Caulonia (RC), 'ufficialmente' ha solo quote in alcuni locali e si occupa di piccoli commerci di pesce o di caffè.

Ma in realtà è molto più potente. Gli uomini della 'ndrangheta si sono talmente tanto radicati nel territorio che ad esempio a Bollate, 'regno' di Vincenzo Mandalari, si propongono di costituire una lista civica cercando di coinvolgere consiglieri comunali come Francesco Simeti (non indagato) per far cadere la giunta.

Tra l'altro Barranca, come riporta il Corriere, avrebbe avuto contatti telefonici con un certo Pietro Pilello. Il commercialista, che risulta non indagato, è un nome molto noto a Milano e ha un numero straordinario di cariche: l'Ente Fiera Milano, la Metropolitana milanese, Finlombarda, l'Agenzia di sviluppo Milano metropoli, l'Agenzia mobilità ambiente e territorio, la Napoli Metro engineering, Fiumicino energia e Rai Way.

Pilello è anche presidente del collegio dei revisori dei conti della Provincia.

I magistrati si chiedono come mai un soggetto come Pilello "possa essere in una condizione di sudditanza nei confronti di Barranca". Anche Pino Neri in un'occasione ha parlato del commercialista.

Su Varesenews invece leggiamo di alcuni incontri che si sono tenuti anche nella zona di Cardano al Campo, al Ciglione della Malpensa. Lì i vertici delle 'locali' sono stati filmati e ripresi dalle telecamere dei carabinieri: noleggiavano la sala del ristorante-bar e lì discutevano degli affari.

Gli arrestati, leggiamo in un altro articolo, appartengono alla locale "Lonate Pozzolo-Legnano" già coinvolti nell'operazione Bad Boys.

E' stato arrestato tra gli altri infatti Vincenzo Rispoli, sospettato di essere a capo di questa sezione, con contatti stretti con i vertici della cosca Farao Marincola di Cirò Marina. Di loro ha parlato più volte Giulio Cavalli nei suoi spettacoli: Cavalli ha raccontato di Rispoli, dei Filippelli, dei De Castro, della sfilata del santo cirotano San Cataldo che ha preso il posto di Sant'Ambrogio, delle intimidazioni di Lonate Pozzolo e Besnate e delle poche denunce.

Già, le poche denunce. Non è una caratteristica tipica di quella zona, ma sembra essere un comune denominatore di tutta l'inchiesta. Al Nord c'è più omertà rispetto al Sud, spiega sul Corriere di oggi Antonio Nicaso, giornalista e scrittore. Anche se il modus operandi delle cosche è lo stesso: ruspe incendiate nei cantieri, spari, molotov, fino alle minacce esplicite.

Gli affari delle cosche, insieme a droga e movimento terra, si direzionano su appalti e cantieri. Come a Pavia, dove Carlo Antonio Chiriaco e Pino Neri, come riporta il Corriere, stavano conducendo un progetto per realizzare nell'area dismessa dall'Enel dell'idroscalo e del gasometro una nuova cittadella che avrebbero chiamato 'Europa', da destinare a eventi sportivi e mondani, con parcheggi, pista ciclabile e altre strutture.

In questo modo potevano usufruire di 15-20 milioni di euro provenienti dall'Unione Europea. L'operazione avrebbe dovuto coinvolgere anche Pietro Trivi e Dante Labate, un consigliere comunale Pdl eletto grazie all'appoggio di Neri e presidente della Commissione territorio. Gli avevano promesso il 20% come provvigione al suo intervento in consiglio comunale, mentre gli avrebbero destinato un altro 20% se fosse riuscito a concludere la compravendita di un'altra area su cui costruire un hotel con i fondi dell'Expo 2015.

Scopriamo invece da IlGiornale che le cosche volevano mettere mano su "qualsiasi tipo di appalto" grazie a un cartello di imprese.

Salvatore Strangio e Andrea Pavone avevano un'idea: concludere una fusione tra il gruppo Rebai, la Angelo Cega spa, il gruppo Fondamenta srl e la Perego. Il progetto però alla fine è saltato.

In compenso era stato messo a punto un meccanismo per entrare nelle ditte sull'orlo del crac con capitali fittizi, per impossessarsene. La 'ndrangheta voleva mettere le mani in un 'cantiere illustre', quello infinito di Piazza XXV Aprile.

La Perego sarebbe stata il "cavallo di Troia" e avrebbe permesso, essendo un'azienda pulita, "a imprese appartenenti agli esponenti della malavita organizzata di partecipare alla spartizione degli utili derivanti dall’esecuzione di lavori pubblici".

Ma perchè prendere in mano le sorti di quel cantiere?

Quel parcheggio, si legge nelle carte, era "un'ulteriore occasione per reimpiegare in attività imprenditoriali lecite i capitali illecitamente accumulati".

C'è poi tutto il business, come abbiamo già detto, del movimento terra e dello smaltimento dei rifiuti tossici. Che spesso finiscono come 'riempimento' dei cantieri di cui accennavamo poco sopra.

Un dipendente della Perego infatti ha testimoniato come leggiamo sul Corriere:

"Posso dire che, in tutti i cantieri dove ha lavorato la Perego, nel corso degli anni sono stati utilizzati per le opere di riempimento materiali fortemente inquinanti, come eternit, amianto e in genere materiali provenienti da demolizioni indifferenziate e quindi anche pericolose, senza il dovuto smaltimento previsto dalla legge"

Ecco un esempio:

"Nei lavori per il rifacimento del tratto ferroviario Airuno-Usmate, nello smantellare la vecchia ferrovia sono stati estratti i traversini dei binari che venivano accantonati perché dovevano essere frantumati, cosa che non è stata fatta: sono invece stati prelevati, portati in un altro luogo sempre sul tratto della ferrovia e sotterrati. Ed è ovvio che questo materiale era fortemente inquinante perché conteneva l'amianto che derivava dai freni del treno"

"Nei lavori all'ospedale di Como ricordo la presenza di diverso materiale pericoloso, in particolare bentonite, che veniva caricata sui camion e poi da me ricoperta con terra di scavo normale al fine di occultarne la qualità"

Nel caso della Perego erano proprio Salvatore Strangio, Tommy Ghezzi e Ivano Perego a ordinare queste azioni.

Chi provava a ribellarsi e chiedere spiegazioni a Perego veniva minacciato di licenziamento. Gli inquirenti adesso hanno parecchie zone da scandagliare: la Procura di Como sta indagando infatti su 2.025.336 chili di rifiuti in particolare, di cui 689.160 kg dal cantiere di Canzo e 1.336.176 kg dal cantiere di Bellinzona. Presso quest'ultimo è stata rilevata la presenza di amianto.

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