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Anche a Milano la 'ndrangheta chiede il pizzo, l'allarme dell'associazione Sos Racket e Usura

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Cosa si può dire dopo aver letto l'articolo pubblicato ieri da IlGiornale sul racket che continua a colpire indisturbato anche il padanissimo Nord grazie alle tante famiglie legate alle cosche stabilitesi sul territorio regionale?

Gli estorsori si fanno beffe delle politiche della "sicurezza",che tanto colpiscono solo immigrati e rom, e tranquilli per la loro impunità si presentano, ad esempio, a un ristoratore per sottoporgli la loro proposta di "sicurezza".

Solo pochi giorni prima gli avevano sparato una decina di colpi di pistola contro il locale.

Vuoi stare tranquillo e "sicuro"? Sgancia 20mila euro.

Le conseguenze di queste azioni criminose si possono leggere in una testimonianza pubblicata da IlGiornale:

"Gestisco una trattoria sin dal 1977 insieme alla mia famiglia. Nel mese di Dicembre 2009 ho ricevuto un avvertimento per pagare il pizzo: come primo atto hanno sparato 9 colpi nella veranda della trattoria dopo poco hanno chiamato invitandomi a pagare e a preparare 20mila euro minacciandomi, con accento calabrese, che se non li avessi consegnati avrebbero bruciato il locale.

La prima cosa che ho fatto è stata denunciare il fatto alle forze dell'ordine. E, con sincerità, ci stanno molto vicini, premetto che in trent'anni di onorata attività non ho mai avuto nessun problema di nessun genere né con la clientela né tanto meno con la giustizia, lavorando sempre onestamente. Da quel maledetto giorno la mia vita è cambiata e avendo una famiglia ho paura […] Le risposte che mi sono arrivate sono state solo belle parole; devo ammettere di essere molto deluso ed amareggiato di non aver trovato nessun aiuto.

Non è giusto, avrei voglia di chiudere e mollare tutto"

Frediano Manzi, presidente di Sos Racket e Usura, ha raccontato di aver ricevuto nell'ultimo periodo centinaia di segnalazioni simili, e che presto si recherà dai magistrati.

La distribuzione dei questionari per la segnalazione di attività di stampo mafioso era iniziata solo qualche settimana fa e già oggi si possono vedere numerosi risultati. Nonostante la paura i cittadini raccontano cosa accade loro.

E parlare è l'unico modo per fermare il racket.

Le segnalazioni arrivano da Milano, Bresso, Cormano, Nova, ma anche da Busto Arsizio e da Como e provincia.

Ha spiegato Frediano:

"Nel mirino soprattutto ambulanti, proprio ieri è stato bruciato un chiosco di panini a Castellanza, il terzo in un mese, ma anche negozi, attività imprenditoriali, soprattutto nel settore edile. La presenza dei calabresi in Lombardia è nota da tempo, ma ultimamente si intensificata perché le n'drine sperano di poter mettere mano sui grandi appalti di Expò 2015.

Mi sono già arrivate segnalazioni di impresari edili che pagano un pizzo dal 5 al 10 per cento dell'importo dell’opera. Ma anche di altri che prendono in subappalto i lavori vinti da imprese vicine alle cosche lasciando il 10 per cento come 'provvigione'. Questo significa che le famiglie calabresi stanno intercettando la maggior parte degli appalti. E con loro arrivano anche le secondo file che, non potendo accedere ai grandi affari, ricorrono alla tradizionale estorsione. Dimostrando buoni contatti criminali e un’organizzazione strutturata"

Forse queste ultime righe dovrebbero leggerle le istituzioni cittadine, che di fronte a questi fenomeni restano inesorabilmente silenti. E scovano alla velocità della luce una nuova arma di distrazione di massa.

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