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Questione moschee, se ne riparla nel 2011

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La comunità islamica milanese non avrà la sua moschea almeno fino alle regionali o – molto più probabile – fino alle comunali dell'anno prossimo. Il Comune ha altre priorità, come lascia intendere il capogruppo della Lega in consiglio comunale, Matteo Salvini, che – come riporta Repubblica -contro l'edificazione di nuove moschee ha raccolto 50000 firme:

"Escludo che sia nel breve che nel lungo periodo la questione delle moschee rientri nell’agenda del Comune.

Di certo non rientra in quella della Lega, per noi le priorità sono ben altre".

Non la pensa come Salvini, il capogruppo del Pdl Giulio Gallera il quale ribadisce il diritto dei musulmani ad avere un luogo di culto, cosa che sarà possibile solo dopo l'approvazione del controverso Piano di governo del territorio – che sappiamo essere in balìa dei malumori della maggioranza – e di "una legge nazionale legata alle questioni di ordine pubblico".

L'opposizione insorge accusando Palazzo Marino di cedere ai ricatti della Lega. E nel bel mezzo della polemica, il direttore del centro islamico di viale Jenner, Abdel Hami Shaari, chiede con toni pacati che si arrivi al più presto a una soluzione. 

Ma un gruppo di fedeli, stufi di attendere l'ok del Comune per la moschea di Cascina Gobba, ha deciso di ristrutturare una ex palazzina dell’Enel in via Padova 366 (immagine Repubblica) acquistata nel 2005 con le offerte – circa un milione e centomila euro – dei fedeli che frequentano la Casa della cultura islamica di via Padova 144.

Non tutti i leader della Casa della cultura islamica, però, sono concordi nella moschea "abusiva", tra questi l'Ambrogino d'oro Asfa Mahomoud che vorrebbe sì un luogo publico in cui pregare, ma solo dopo l'autorizzazione del Comune. Contro di lui, il chirurgo siriano Mohamed Ghrewati Baha’El Din che così si giustifica:

"Il nostro progetto edilizio è stato respinto, noi crediamo per motivi politici, ma questo è un dettaglio. Non avendo la licenza di costruire, ci limitiamo a semplicemente a ristrutturare e di mettere a norma l’edificio di nostra proprietà.

Tutto alla luce del sole e nel rispetto della legge: facciamo i sermoni in italiano, che è la lingua dei nostri figli, e il nostro imam, Tchina, è lo stesso che per anni ha guidato la preghiera nella Casa della cultura islamica".

Il Comune è a conoscenza dello spazio adibito a moschea di viale Padova e la cosa probabilmente non dispiace affatto, forse perché edificare un luogo di culto ristrutturando locali abbandonati e fatiscenti può essere un buon compromesso, ovviamente a patto che non venga ufficializzato…

Tuttavia, in termini di sicurezza sarebbe auspicabile avere moschee autorizzate da chi di competenza.

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