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Il bosco alberato in piazza Duomo non si farà. La Moratti rispedisce al mittente il progetto di Renzo Piano

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Il motto "rigeneriamo Milano" aveva accompagnato tutte le fasi del progetto dell'archistar Renzo Piano per rinverdire la più famosa piazza di Milano.

Per un anno circa a Palazzo Marino si è dibattuto animatamente sulla possibilità di riqualificare in chiave ecologica tutta la città. 

Sembra, però, come riporta anche il Giorno, che la prospettiva di un vero e proprio bosco di 3mila tra frassini, aceri, platani e cedri piantati davanti alla cattedrale non sia piaciuto proprio a sindaco e giunta.

La proposta di un giardino en plein air in piazza Duomo, con arbusti di varia grandezza, "piantati in piena terra perché solo in questo modo si garantisce lo sviluppo della pianta" – come aveva affermato lo stesso Piano, non riuscirà a portare quella tanto sospirata ventata di novità "verde" nel luogo più sacro, frequentato e caro ai milanesi.

L'aspirazione del progetto, voluto fortemente da Claudio Abbado in cambio del suo ritorno da direttore della Scala dopo 24 anni di assenza, era quella rimettere mano alla vegetazione mancante di gran parte della città e soprattutto nella zona intorno al Duomo.

La collaborazione con Renzo Piano era sembrata, poi, la mossa più geniale e vincente per ovviare ad un quadro architettonico generale "spesso modesto, talvolta triste e squallido", contro cui la passeggiata alberata sul sagrato pareva essere il punto di svolta.

La Moratti, forte del sostegno unanime di tutto l'entourage comunale, si è apprestata, dopo un anno di speculazioni più o meno avventate da parte dei fautori dell'ardito restyling, a bocciare definitivamente il progetto, motivando il suo rifiuto con i soliti strategicissimi (per quanto difficilmente contraddicibili) argomenti della "tradizione" e della "storicità".

"L'idea del bosco a me pare non recuperi il disegno originale di Piazza Duomo. Quando si interviene in luoghi così importanti, piuttosto che inventare della nuove soluzioni credo sia più importante cercare di recuperare la nostra storia e il nostro passato", ha dichiarato, quindi, il sindaco mettendo la parola "fine" ad un obiettivo che fino a qualche giorno fa sembrava condiviso da entrambe le parti.

L'assessore al verde Maurizio Cadeo si subito è aggiunto al coro del rifiuto, confermando: "Sottoscrivo in pieno quanto detto dal sindaco.

Noi stiamo lavorando sul progetto delle aiuole. Quello del bosco ci convince assai meno".

Se da un lato ha vinto la strada della conservazione del progetto originale del Portaluppi e non ha convinto pienamente la prospettiva di una chiusura parziale della piazza per lasciar spazio ad una spruzzata di vegetazione che è stata letta come troppo ardita, dall'altro (si spera) non sono state messe in dubbio le altre modifiche previste dal progetto, quelle che comprendono l'asse che da Piazza Duomo va fino al Castello Sforzesco, passando anche da via Orefici.

In conclusione di questa vicenda andrebbe forse aggiunto ciò che finora non sembra sia stato preso seriamente in considerazione.

Siamo, credo, perfettamente d'accordo sul fatto che Milano sia una città per cui gli spazi verdi, nel duro e schiacciante confronto con le altre metropoli europee, giacciano relegati in perimetri di una limitatezza imbarazzante oltrechè preoccupante.

Però sarebbe anche il caso di approcciarsi all'argomento con una serietà progettuale più convincente, più sostanziale e più "dal basso".

Probabilmente se parchi, giardini, aiuole e spazi verdi in generale, venissero finalmente riprogettati come "luoghi fondamentali" e non più come "installazioni" o "opere d'arte" e commissionati a chi ha cuore veramente i polmoni e la qualità del vivere civile invece che l'"arredo urbano", forse la rivoluzione sarebbe stata accolta in primis anche e soprattutto dai cittadini di Milano.

Così facendo, l'argomento della supposta "tradizione" sarebbe immediatamente scalzato dal vecchio ma esplicativo detto "qui intorno, una volta, era tutta campagna".

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