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Crack derivati, 13 persone rinviate a giudizio: tra loro c'è anche il figlio di Antonio Bassolino

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C'è anche Gaetano Bassolino, il figlio del governatore della Campania, tra le 13 persone rinviate a giudizio dal pm di Milano Alfredo Robledo per il crack dei derivati.

Su di loro pesa l'accusa di aver truffato dolosamente il Comune attraverso l'emissione di un bond da 1 milardo e 685 milioni di euro, tra il 2005 e il 2007.

Come riporta Repubblica, gli accusati "avrebbero certificato che il nuovo prestito obbligazionario emesso dal Comune a giugno 2005  aveva condizioni vantaggiose rispetto ai precedenti finanziamenti della Cassa depositi e prestiti. Condizioni inesistenti secondo l'accusa perché contemporaneamente a quel prestito doveva essere estinto un derivato emesso da Unicredit per un valore negativo di 100 milioni".

Sotto accusa anche 4 istituti bancari: Ubs, Jp Morgan, Deutsche Bank e Depfa Bank (fonte immagine).

I derivati sono operazioni finanziarie complesse, che hanno danneggiato il Comune per quasi 100 milioni di euro. Il Comune aveva iniziato a percorrere questa strada per risanare il debito nelle sue casse già quattro anni fa, ma il rischio preso dalla giunta Albertini prima e da quella di Letizia Moratti dopo, si era presto rivelato molto più dannoso della rinegoziazione dei mutui.

Tale scelta, secondo il pm Robledo non avrebbe soddisfatto la "sussistenza delle condizioni di convenienza economica per l'Ente territoriale" causando delle  "passività" per l'amministrazione nella misura di 57 milioni 326.070 euro.

Trovate qui il nostro approfondimento e qui invece un'analisi tecnica dettagliata.

Questo l'elenco degli imputati riportato oggi da Repubblica: Tommaso Zibordi e Carlo Arosio di Deutsche Bank, Gaetano Bassolino, Matteo Stassano e Alessandro Foti di Ubs, Antonia Creanza, Fulvio Molvetti, Francesco Rossi Ferrini e Simone Rondelli di Jp Morgan, Marco Santarcangelo e Francis William Marrone di Depfa Bank, Giorgio Porta, ex numero due di Montedison e all'epoca direttore generale del Comune, e Mauro Mauri, all'epoca esperto della commissione tecnica comunale.

In attesa del procedimento giudiziario nella serata di ieri, sono arrivate le posizione difensive della banca svizzera Ubs, e della tedesca Deutsche Bank: "sono operazioni che non hanno implicato alcun comportamento che possa essere caratterizzato come partecipazione a un reato o che possa aver causato un danno al Comune di Milano. Riteniamo che le nostre argomentazioni siano salde e verranno provate nel corso del procedimento giudiziario. Ribadiamo inoltre la piena fiducia nell'integrità dei nostri dipendenti coinvolti nella transazione"

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