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Morti bianche, l'operaio morto era al primo giorno di lavoro: la "giungla" dei subappalti

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L'operaio egiziano morto ieri in un cantiere in via Vittor Pisani sarebbe deceduto a causa di una emorragia all'arteria femorale: l'arteria è stata tranciata durante il crollo di un pezzo di muro di tamponamento a cui l'uomo stava lavorando. La vittima è stata lasciata sola dai colleghi che sarebbero scappati dopo il crollo (anche se poi sono tornati per mettere a verbale che un collega si era sentito male alla vista dell'incidente e che non stavano scappando).

Franco De Alessandri segretario della Fillea Cgil di Milano fa sapere che:

"Le modalità dell'incidente che ha causato oggi la morte di un giovane operaio di 22 anni, egiziano, nel settore dell'edilizia, ci fanno chiaramente comprendere che le norme di sicurezza minime non sono state rispettate. Anche in questo caso si tratta di un lavoratore al primo giorno di lavoro, definizione che, nella quasi totalità dei casi, è sinonimo di lavoratore in nero"

Il segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista, Antonello Patta, ha dichiarato:

"L'operaio morto questa mattina è solo l’ultima vittima di una strage silenziosa e vergognosa in quanto evitabile.

Una vera e propria guerra che dall’inizio dell’anno, nel nostro Paese, ha già fatto registrare l’incettabile cifra di 903 morti, stando ai dati forniti dal sito di 'Articolo 21'. Una realtà indegna per un Paese che vuole definirsi civile […] Nella sola Lombardia sono 55 i morti sul lavoro dall'inizio dell'anno ad oggi. A Formigoni, Podestà e Moratti chiediamo un cambio di passo nell'impegno per la prevenzione e i controlli. Da parte delle Istituzioni sono necessari più interventi soprattutto per verificare l'applicazione delle norme di prevenzione"

Tra l'altro pare che dopo l'incidente alcune persone abbiano visto portare nel palazzo borse contenenti caschetti di protezione (fonte immagine).

Che evidentemente non venivano indossati durante il lavoro.

Repubblica usa altri termini per definire i retroscena della vicenda: "uno schifo", sottotitolo "la catena del subappalto all'infinito"

Non sono morti "bianche", ma "nere", perchè forse Youssef era un "fantasma" non in regola. Il quotidiano aggiunge:

"È la filiera degli appalti e dei subappalti dove si fa fatica a capire chi lavora per chi e per quanto (tempo, denaro). Dove i primi commissionano il lavoro ai secondi che poi, a cascata, lo delegano ai quarti, ai quinti, ai sesti (in basso ci stanno i più deboli, i migranti assoldati e ricattati dai caporali, 3 euro l'ora, zitto e lavorare).

Dove non è chiaro come sia ancora possibile che chi sta in cima alla piramide possa continuare a lavarsene le mani (e la responsabilità in solido della ditta committente, articolo 15 del contratto nazionale?)"

Una situazione davvero assurda. E a pagare sono sempre i "fantasmi", gli operai pagati in nero, gli schiavi dei caporali. La magistratura ora dovrà ora accertare se il titolare pagava Youssef (la vittima ndr) regolarmente o no.

Leggiamo però che nella città dell'Expo e delle infrastrutture lavorano ufficialmente 70mila operai edilizi, ma in realtà sono molti più del doppio. Al tempo stesso la Lombardia ha il primato delle morti sul lavoro: 200 vittime solo nel 2008.

Quest'anno siamo già a 180.

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