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Dopo l'arresto di Grossi si indaga sulla qualità della bonifica di Santa Giulia; timori per i lavori della Sisas di Pioltello

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Chiamiamola, se vogliamo, "amicizia". Durante gli interrogatori l'imprenditore Giuseppe Grossi ammette di aver regalato preziosi orologi a "qualche politico", ma mai "per finalità illecite". E di averlo fatto solo "una o due volte", per "amicizia".

L'imprenditore è accu­sato di aver creato un sistema per gon­fiare i costi sostenuti dalla Gre­en Holding per la bonifica delle terre del mega­progetto Montecity dell'immo­biliarista Luigi Zunino, che al momento ha anche lui la sua bella dose di problemi.

I soldi in più sarebbero rientrati in Italia, dopo essere passati attraverso conti all'estero, at­traverso pre­stanome.

Grossi ammette, come riporta il Corriere, che le fatture contestate "servi­vano a fare del nero esclusivamente per me", e gli illeciti fiscali sarebbero stati "regolarizzato col fisco". L'imprenditore ha aggiunto: "Le col­pe me le assumo tutte io, se ci sono, perché è il mio più gros­so cruccio, perché qui avete messo dentro della gente che non c'entra niente (…) è pro­prio una cosa indecente".

In merito ai rapporti con Zunino Gros­si dice di essere stato suo ami­co finché il rapporto non si è rotto e spiega di averlo anche assistito andando ai Consigli comunali di Sesto San Giovanni "perché lui non riusciva a parlare con nessuno, perché ha un caratteraccio, la prima volta che ci è andato si è fatto buttare fuori". Sulla Gariboldi invece spiega: "A lei ho re­stituito dei soldi che mi aveva mandato (…), aveva soldi che voleva impiegare perché non gli rendevano niente (…) gli ho detto: 'Alla prima occasione che faccio qualche affare immo­biliare ti tiro dentro' (…).

Gli ho sempre detto cosa c’era da investire e poi i soldi sono stati resi".

Ma nell'indagine della Procura milanese c'è dell'altro, come spiega IlGiornale. Ci sarebbe infatti di mezzo la salute di chi già abita o lavora nei palazzi sorti sull'area del vecchio stabilimento Montedison di Rogoredo.

Si indaga quindi sul reale stato di salute dei terreni: le indagini puntano a capire se la bonifica sia stata eseguita come si deve, analizzando in profondità le condizioni in cui era stata lasciata da decenni di lavorazioni chimiche.

IlGiornale si chiede: "e se invece le tonnellate di rifiuti tossici e nocivi provenienti da Rogoredo e smaltiti in Germania costituissero solo il primo strato dell'avvelenamento?". Sotto il cantiere insomma potrebbe esserci dell'altro, per cui si lavora su un'altra indagata insieme a Grossi: Cesarina Ferruzzi, a lungo esperta di rifiuti tossici per conto di Montedison.

La Ferruzzi avrebbe raccontato che la Edison: "aveva un vecchio stabilimento chimico, quindi c'erano da smaltire pesticidi, coloranti e rifiuti chimici" e parla di una vecchia bonifica eseguita nel 1988 da Ecodeco (oggi confluita in A2A).

Il gruppo di Grossi sarebbe entrato in gioco successivamente quando si trattava "non di bonificare ma di trasporto e smaltimento dei rifiuti. La bonifica è un'attività diversa e più ampia, in questo caso è avvenuta molti anni prima ad opera di altre società, ma visto che all’epoca non vi erano gli attuali limiti legislativi la Santa Giulia (Zunino, ndr) ci ha chiesto di procedere a un'ulteriore attività di smaltimento che abbiamo appunto svolto noi. Dovevamo analizzare le aree scavate, vedere se erano inquinate e in caso positivo smaltire i rifiuti Abbiamo preparato delle tasche di contenimento e svolto le analisi".

Quindi "Tutto è avvenuto in contraddittorio con gli enti pubblici di controllo e con i tecnici incaricati da Santa Giulia".

IlGiornale aggiunge: "Peccato che uno dei soggetti che devono controllare l’operato di Grossi in questa fase sia Santa Giulia Spa, cioè la società di quel Luigi Zunino che – secondo le accuse della Procura – ha spartito con Grossi i giganteschi fondi neri creati truccando la bonifica. E quindi l'unico controllo effettivo sulla bonifica-bis sia stato – sempre in teoria – quello degli enti pubblici. Chi era presente, in che ruolo, con quali risultati?".

Dal lato istituzionale invece non si placano le accuse sulla vicenda: secondo quanto riporta Repubblica in un articolo del 28 ottobre, la Regione avrebbe stanziato 44 milioni per le bonifiche in corso a carico delle società di Grossi (vicine anch'esse all'area di CL come conferma anche un articolo sul numero de IlMondo della scorsa settimana) nonostante fossero già sotto inchiesta. L'opposizione chiede che venga fatta chiarezza.

Nell'occhio del ciclone anche l'operazione di bonifica dell'area Sisas di Pioltello. L'assessore Giorgio Fallini, come segnala un articolo della Gazzetta della Martesana del 26 ottobre, chiede che venga fatta una verifica delle spese. Insomma, l'arresto di Grossi è stato solo la punta dell'iceberg di una serie di situazioni 'sospette'.
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