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MIlano, stazione centrale,promesse mai mantenute

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A sette mesi dall’inaugurazione della versione restaurata della stazione Centrale, e 20 giorni dall’allagamento dal 7 luglio, le preoccupazioni delle associazioni che lamentavano l’allungamento dei percorsi interni per trasformarla in un centro commerciale si sono realizzate solo a metà: la logistica è tortuosa ma dei cento negozi previsti insieme al restauro da 120 milioni di euro nemmeno l’ombra.

Mentre i turisti continuano a perdersi e si accodano ai questuanti stanziali mendicando, al posto dell’euro «per comprare il biglietto», uno straccio d’informazione.

Serrande abbassate che al massimo fanno trapelare le sagome degli operai, vetrine vuote con su una “x” fatta di scotch. Un cimitero di «opening soon/prossima apertura», qualche nome di marca prestigiosa a titolo di promessa. A piano terra, intorno alla biglietteria, funziona solo una tabacchieria. Nell’ellissi interrata che collega la Galleria delle carrozze alla metropolitana di aperto ci sono l’angolo-bar di Autogrill, inaugurato il due gennaio, e un bancomat.

Non vengono in mente molti motivi per passarci: per arrivare dalla sotterranea all’attacco dei tapis roulant bisogna comunque salire un pezzo di scala. Quella mobile dall’atrio della stazione arriva solo fino all’ammezzato, poi di nuovo tapis roulant per raggiungere i binari. A chi fa il percorso inverso tocca una lunga camminata nel piano dove la sola attrazione sono due tizi in costume davanti all’unico sportello aperto, quello dell’Arena di Verona.

E un cartello in tre lingue chiarisce: «No informazioni».

Risultato, restando un’ora in stazione sono tre gli stranieri che ti fermano per domandare come si arriva in Duomo. Gino Zancanaro, venezuelano, ha risolto così: «Sono uscito e ho chiesto a un taxista». Meno chiaro il divieto di fumo: se a Padova è proibito persino all’aperto, in Centrale permane il confine di fatto tra la zona binari e la Galleria di testa, riconoscibile perché lì iniziano i cartelli «Vietato fumare nella stazione».

Ma il pavimento dell’area proibita è seminato di mozziconi. In compenso, a livello binari si incontra il vero centro commerciale: quello che c’era prima. Edicole, tabaccherie, bar, chioschi e il minimarket dove si spendono 7 euro e 20 per una confezione di bresaola, 2,60 per un sacchietto di patatine, 1,80 la bottiglietta da mezzo litro di acqua naturale, fuori frigo. I passeggeri trangugiano il panino tra i piccioni, appoggiandosi sulla valigia.

«Ma non c’è un posto per sedersi?», sbuffa una signora. La sala d’aspetto, sommessamente segnalata sul lato di piazza IV novembre. E arredata con scranni d’epoca in legno durissimo per scoraggiare il riposo dei senzatetto.

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