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La crisi e i nuovi poveri: intervista alla Fondazione dei Fratelli di San Francesco D'Assisi Onlus

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Spesso e volentieri negli ultimi mesi si è parlato di crisi, di povertà, di difficoltà ad arrivare a fine mese. Abbiamo raccolto la testimonianza della Fondazione dei Fratelli di San Francesco D'Assisi Onlus, che da anni si impegna nel recupero di tutte le persone che vivono in uno stato di grave disagio sociale (in foto Padre Clemente Moriggi, Direttore delle Opere).

Dal 1° Gennaio 2009, la Fondazione in collaborazione con Comune di Milano, Atm, Polizia Locale e Associazione Medici Volontari Italiani ha avviato il servizio di Unità Mobile Diurna, attiva dalle 07.00 alle 20.00.

Raccontateci una breve storia della Fondazione

"La Fondazione Fratelli di San Francesco d'Assisi Onlus è rinata nel 1999 a Milano e, facendo propria la missione di San Francesco, che ha trascorso la sua vita aiutando gli Ultimi tra gli Ultimi, ha come obiettivi l'accoglienza, l'assistenza, l'integrazione e la promozione umana delle persone più disagiate.

Ogni giorno la nostra Fondazione assiste circa 2.500 persone in difficoltà, attraverso una serie di servizi che garantiscono a ciascuno un'assistenza a 360° e non standardizzata, ma sempre incentrata sulle sue specifiche esigenze. La nostra missione ci impone di accogliere tutti, indipendentemente dal colore della pelle o dalla regolarità dei documenti, perché è nostra profonda convinzione il riconoscere l’altro non come uno straniero, un ultimo, un emarginato, ma come una parte preziosa di noi.

Ogni giorno, cerchiamo di testimoniare e realizzare concretamente la solidarietà con le nostre stessa azioni, con i nostri servizi, promuovendo la nostra missione all’interno della società civile e della comunità e trasmettendo un ideale di solidarietà come condivisione e restituzione all'Altro di ciò che gli appartiene. Tra i servizi che offriamo ci sono i centri di prima e seconda accolglienza, la mensa, un poliambulatorio, due comunità per minori stranieri non accompagnati, un centro di aiuto all'interno della Stazione Centrale di Milano (gestito in fascia diurna dal Comune di Milano, e dalla nostra Fondazione la sera e nel weekend), una unità mobile notturna (e dal primo gennaio 2009 anche quella diurna: tutti i cittadini che incontrassero un clochard in difficoltà possono segnalarcelo al numero 349/7658503).

La Fondazione offre anche una scuola di Italiano per stranieri, docce e guardaroba, segretariato sociale (con lo sportello lavoro, lo sportello legale e un ufficio che garantisce l'assistenza sociale), centro di ascolto, custodi sociali (che assistono, a casa loro e nei loro quartieri, le persone più bisognose), domiciliazione pasti e call center per gli anziani soli"

Negli ultimi tempi si è parlato molto di una perdita del senso di solidarietà nella nostra città, è così?

"La solidarietà negli ultimi tempi,viene concepita come "cosa giusta se fatta accanto alla porta di altri e non alla mia"."

Qual è la tipologia di persona che si rivolge a voi? Chi è il "povero" oggi?

"Una volta i poveri erano i disoccupati, i senza fissa dimora 'per scelta' e persone con problemi psichici e fisici. Oggi sono anche i lavoratori e le lavoratrici. Gente che un impiego e un reddito ce l'ha, anche se a volte precario, ma che comunque non arriva a fine mese. I costi proibitivi della nostra città e la crisi delle reti familiari fanno emergere nuove figure di poveri. Oppure ci sono persone relativamente giovani ma senza prospettive per il futuro: non sanno come pagare debiti, lasciano la casa in affitto e chiedono ospitalità. Ci sono anche separati, divorziati ed ex conviventi. Non mancano i pensionati in ristrettezze economiche per i quali gli aiuti forniti sono fondamentali, prostitute e ragazze madri, viados, ex detenuti (italiani o stranieri), ex tossicodipendenti, richiedenti asilo politico, giovani extracomunitari regolari e non"

In seguito alla crisi ci sono stati alcuni cambiamenti di tipologie delle persone che si rivolgono a voi?

"Nella società contemporanea, a Milano, sono saltati i vecchi equilibri e le vecchie concezioni: tutto cambia e nascono velocemente nuove situazioni di precariato e marginalità. Nell'ultimo anno, con l'aggravarsi della crisi economica, il numero degli Italiani sostenuti dalle nostre strutture si è notevolmente accresciuto: da una percentuale di utenti italiani inferiore al 30%, si è infatti saliti a più del 40%. Essi sono sia persone anziane, che percepiscono una pensione troppo esigua, insufficiente per permettere loro di arrivare fino alla fine del mese, sia persone 'normali', che in un momento di crisi improvvisa (per la perdita del lavoro, per separazione, divorzio o altro) si sono trovati allo sbando, avendo perso ogni punto di riferimento. Gli utenti italiani sono estremamente numerosi presso la nostra mensa di Via Saponaro 40 ma anche tra i pazienti del Poliambulatorio situato in Via Bertoni 9, e tra gli utenti dei dormitori di Saponaro e dello Scalo Romano"

Cosa dovrebbero fare le istituzioni di concreto per venire incontro alle esigenze di chi è in difficoltà?

"Le istituzioni devono adoperarsi, per far si che i poveri non vengano discriminati, sopratutto nelle grandi metropoli. Il compito quindi di accoglienza, assistenza, integrazione e promozione umana, deve essere fatto dalle istituzioni, e laddove le Istituzioni non arrivano, dal privato sociale"

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