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Incarichi d'oro, la Moratti e il Comune condannati al risarcimento del danno erariale

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Un sentenza che creerà parecchi scosson: i giudici della Corte dei Conti della Lombardia hanno stabilito che il Comune e il sindaco di Milano, Letizia Moratti, con lo spoils system (i cosiddetti "incarichi d'oro") hanno causato un danno erariale di poco più di 260 mila euro.

Lo stesso sindaco, i suoi 16 assessori dell'epoca e cinque alti dirigenti, come riporta Repubblica, dovranno risarcire il danno.

Il Comune e la Moratti pagheranno una somma molto inferiore rispetto agli oltre 6 milioni che erano stati ipotizzati dalla procura contabile al termine delle indagini.

Sotto accusa sono finiti quattro incarichi dirigenziali dati a professionisti che non avevano un curriculum all'altezza, contro gli 11 che erano stati contestati dai pm contabili.

Come aveva accennato Repubblica le nomine "sospette" sono quelle di

Carmela Madaffari, promossa a direttore centrale per le Politiche Sociali dopo un passato non particolarmente cristallino

Paolo Giovanni Del Nero, dirigente sempre delle Politiche Sociali

Carlo Boselli, direttore del settore Demanio (che si è dimesso nel luglio 2007)

Angelo Pessognelli, responsabile del Servizio coordinamento centrale decentramento

Il danno erariale è stato decurtato del 50-80% valutando "il beneficio portato con il loro lavoro all'amministrazione".

Il solo sindaco dovrà pagare complessivamente 78mila 712 euro e "risponderà in misura maggiore rispetto ai suoi assessori".

Questo perchè

"E' il sindaco che ha promosso le designazioni, determinandone il relativo compenso e lasciando che la giunta ratificasse le sue decisioni"

Altro elemento che è stato preso in considerazione nel calcolo dei danni è stato l'incarico di consigliere regionale e di alto dirigente di Gianpiero Borghini e Alberto Bonetti Baroggi (che erano direttore generale e capo di gabinetto del sindaco).

I due infatti "a causa del contemporaneo svolgimento del mandato elettivo" avrebbero reso una minore prestazione lavorativa al Comune.

Per questo i giudici hanno condannato Borghini a restituire il 30% dei propri compensi e Bonetti Baroggi il 10%.

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