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Expo 2015, quante bugie, perchè non si riesce a partire?

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Tempus fugit, l'Expo 2015 mette Milano davvero alle strette. Prendiamo spunto dall'edioriale di Claudio Schirinzi sul Corriere di questa mattina: tante parole in questo lungo anno (la vittoria su Smirne risale ormai al 31 marzo 2008) e poca ciccia. Troppe voci, troppe indiscrezioni e soprattutto, tutte contraddittorie.

Già la situazione non è delle più rosee, specialmente dal punto di vista economico. Adesso ci manca solo questa situazione stagnante, questa società di gestione che non decolla (figurarsi quindi se partono le opere). Per poi, lo sappiamo, sbloccare tutto all'ultimo secondo. Sperando che la figuraccia non sia lì dietro l'angolo.

Cerchiamo di guardare la cosa con ottimismo certo, ma non abbiamo molti punti fissi su cui fare affidamento per il futuro, che a questo punto è sempre più fosco.

Ripercorriamo le tappe più salienti di questa tormentata vicenda.

31 marzo 2008
Milano viene scelta come città ospitante di Expo 2015, grandi festeggiamenti nei giorni successivi alla proclamazione (con qualche contestazione). Ma subito iniziano le critiche, partendo da Celentano che parla di una "colata di cemento" e persino il premier critica le torri di Citylife in progetto. Si comunciano a fare le prime ipotesi di "inciuci". Il sindaco Letizia Moratti comincia a parlare di legge per Expo.

Maggio 2008
Cominciano a profilarsi i primi conflitti di interesse. La Moratti vuole farsi eleggere commissario straordinario dell'Expo, ma la nomina tarda ad arrivare.

Giugno 2008
Arriva la nomina a commissario straordinario per il sindaco, ma cominciano i guai con Tremonti che minaccia di destinare i soldi per l'Expo a Roma. Gli attori principali a questo punto sono da una parte la Moratti contro Roberto Formigoni(lei vorrebbe Paolo Glisenti come amministratore unico di Expo, mentre il secondo punta a un cda) e dall'altra Filippo Penati, che però è d'accordo con Formigoni sul cda.

Arriva anche la legge per l'Expo. Si comincia a discutere sulla società di gestione.

Luglio 2008
Il decreto sulla società non arriva, ma parte un balletto di nomine: sì a Glisenti come amministratore unico, poi Berlusconi firma un decreto che però spostail centro di Expo più a Roma che a Milano. Si parla di infrastrutture anche se mancano i soldi. Ma proprio il 1° agosto arriva la notizia che il decreto è tutto da rifare.

Agosto 2008
La Moratti è infuriata per la mancata nomina di Glisenti ad amministratore e minaccia le dimissioni. Ci sono scontri con Tremonti, che aveva proposto una soluzione alternativa. Passano le ferie e a settembre Calderoli annuncia che il decreto è quasi pronto.

Settembre 2008
Continuano gli scontri su Glisenti e nessuna ombra del decreto.

Ottobre 2008
Le voci sul ritardo del decreto arrivano fino a Parigi e il Bie riprende la Moratti. Stabilito come ultimatum il 2 dicembre. Finalmente il 23 ottobre arriva il decreto sulla governance.

Novembre 2008
Il decreto c'è, ma non si sciolgono i dubbi sui fondi. C'è qualche voce su una possibile rinuncia di Milano all'evento. Diana Bracco è nominata rappresentante della Camera di Commercio.

Dicembre 2008
Nasce la Soge, giusto il tempo per la riunione del Bie. La Bracco è anche Presidente. Si cercano di trovare i soldi mancanti prima di Natale. I soldi non si vedono e Glisenti non viene nominato come amministratore delegato.

Gennaio 2009
Tremonti ferma ancora i lavori, stavolta per gli stipendi (Glisenti rinuncerà al suo fino a Marzo per il bene di Expo). Nemmeno a fine gennaio arriva la nomina a Glisenti.

Febbraio 2009
Tremonti blocca i fondi per gli investimenti con una circolare, tutto il Comune si rivolta contro. Ci si chiede se non sia meglio rinunciare. Per Castelli l'Expo è a rischio di commissariamento e viene anche proposto come commissario al posto della Moratti. Berlusconi mette il suo veto definitivo su Glisenti, che si fa da parte. Si profilano nuovi posti nel cda per far spazio a Lega e An, ma anche una sostituzione della Bracco. Il Governo promette l'impegno economico e il Cipe approva i fondi per le Grandi Opere. Ma il cda è comunque tutto da rifare.

Almeno pericolo di infiltrazioni mafiose è stata nominata una commissione apposita e la Moratti continua a stringere accordi in vista del grande traguardo. Sempre se lo si raggiungerà in tempo.

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