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Fabrizio Corona in aula tra "lezioni di sesso", Adriano, Moratti, Elkann e…

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Il 4 luglio del 2007 ('mmazza come passa il tempo), in piena bufera Vallettopoli, scrissi un post sul fenomeno Fabrizio Corona, personaggio ri-balzato agli onori delle cronache in questi giorni per il processo milanese a suo carico. Lapo Elkann e Adriano lo accusano di aver tramato alle loro spalle: il fine era quello di poterli ricattare con foto compromettenti.

Lui ribatte alle accuse e parla di dichiarazioni vergognose. Saranno i giudici a stabilire chi ha ragione, e del processo, alla fine, non me ne frega più di tanto (qui un articolo su ciò che è accaduto oggi). Vorrei però riprendere quel post di cui parlavo in apertura di post per tornare a riflettere sulla figura di Corona.

E allora mi ripongo il quesito: è giusto parlare di un personaggio come Fabrizio Corona? Verrebbe da rispondere di no; eppure i fenomeni di costume, positivi o negativi, devono sempre interessarci.

Fabrizio Corona è un personaggio che rispecchia una fetta – e non una fettina – della nostra Milano. Quella di cui abbiamo parlato tante volte, quella del lusso ostentato, delle discoteche alla moda, dell'apparire a tutti i costi. Milano è anche questo. Anzi, Milano, nelle sere del fine settimana, è soprattutto questo.

Chi può permettersi di andare a prendere un aperitivo lasciando il Cayenne davanti al locale è un gran figo, chi ha il tavolo nel privè altrettanto, chi può permettersi di fare un cenno al buttafuori per scavalcare la coda ed entrare in disco con i suoi amici è qualcuno che conta: almeno nella Milano by night del divertimento ad alti livelli (di spesa, soprattutto).

A Milano vive e vegeta una piccola generazione di coroncini.
Aspirano al possesso materiale perchè è ciò che può distinguerli e renderli subito riconoscibili. Peccato che così facendo non entrano nella cerchia di chi si distingue dalla massa, piuttosto si gettano a capofitto nella mediocrità. 

E' proprio questo il punto: il profitto, la ricchezza, sono punti d'arrivo, e – quando si raggiungono – non sono mai definitivi. C'è sempre qualcosa in più da desiderare.

La soglia dell'apparenza si muove di pari passo, rimandata di auto in auto, di abito in abito, di orologio in orologio; ciò che più preoccupa è il fatto che i luoghi dove queste apparenze "si consumano" hanno regole non scritte a cui bisogna attenersi: sono le regole dell'eccesso, che contengono anche il capitolo dedicato alla cocaina.

La Milano di Corona non è poi così nascosta. La Milano di Corona in futuro sarà forse la Milano della maggioranza dei cittadini.

La preoccupazione nasce vedendo le generazioni che si stanno affacciando alla vita della nostra città.

Per rientrare nella Milano di Corona, oltretutto, non è necessario essere veramente ricchi. Basta ostentare, fingere di essere ciò che non si è. E anche questo, purtroppo, con il passare del tempo, diventa un modo di vivere. Pericoloso, perchè non tutti hanno il salvagente bancario di un Fabrizio Corona.

La Milano che ostenta, anche in piena crisi, è sempre presente. Anzi, sembra voler giocare proprio con quella parte di città che stenta ad andare avanti; vuole creare un distacco con quella realtà che molti si stanno trovando ad affrontare. Il tutto per ribadire una presuntasuperiorità che non si acquisisce per meriti, ma per crediti. E, in alcuni casi, per debiti.

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