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Expo 2015, il ritiro di Paolo Glisenti cambia anche gli assetti del cda della società di gestione

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Alla fine non potevano dirlo subito che non lo volevano Paolo Glisenti come ad della società di gestione dell'Expo? Uno lo dice per loro, avrebbero così risparmiato quasi un anno di litigi.

Già dall'inizio la Moratti e Formigoni litigavano a suon di bisticci e frecciatine per la composizione della società di gestione: la prima voleva un amministratore unico (Glisenti) che avrebbe dovuto gestire milioni e milioni di euro, mentre il secondo voleva un consiglio di amministrazione.

Era stata decisa una via di mezzo per accontentare entrambi, ma una volta costituita la società si è iniziato a divagare e a temporeggiare nella nomina di Glisenti come ad.

Tanto hanno fatto per non ottenere nulla. Senza avere ancora certezze sull'arrivo dei fondi si deve ricominciare daccapo. Facciamo un pronostico (sperando che non si avveri ovviamente)? A giugno non saranno ancora partiti i cantieri.

A questo punto o arriva un intervento divino (come quello che ha fatto firmare il decreto sul filo di lana) o dovremo prepararci a una figuraccia colossale.

Ieri mattina Glisenti ha annunciato ferale

"Lascio il cda e il comitato di pianificazione"

No, non preoccupatevi, pare sia già pronto un incarico sicuro e ben retribuito per lui da qualche altra parte. Ma adesso la prorità è il nuovo cda.

Ieri vi avevamo parlato di Lucio Stanca al posto del braccio destro della Moratti. Nel cda saranno riconfermati Paolo Alli, rappresentante della Regione, ed Enrico Corali, rappresentante della Provincia.

Angelo Provasoli (ex rettore della Bocconi) potrebbe passare dal cda al collegio sindacale e al suo posto arriverebbe il rappresentante della Lega Leonardo Carioni (presidente della provincia di Como).

La nomina di un uomo della Lega servirebbe a Berlusconi per ricucire lo strappo che si era creato.

Anche Diana Bracco potrebbe lasciare in favore di Benito Benedini, gradito ad An.

La Moratti, come si può immaginare è avvilita

"Se avessi picchiato i pugni sul tavolo o si fosse prolungato il braccio di ferro avrei dimostrato che esistono personalismi, che invece nell'operazione Expo non ci sono mai stati e non ci sono.

Questo non è il progetto mio, di Glisenti o di Milano. E' l'Expo dell'Italia e del mondo intero"

E, visto che forse si è accorta in tutti questi mesi di essere invisa a molti, ha detto con amarezza

"se do fastidio, devono dirmelo"

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