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Inchiesta stupri: l'intervista alla fondatrice di Telefono Donna Stefania Bartoccetti

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L'inchiesta di Milano 2.0 sulla violenza contro le donne prosegue: avevamo preso spunto dallo stupro sul Passante Ferroviario di una donna di 29 anni e l'aggressione di una ragazza di 25 anni a Quarto Oggiaro, avvenuto nel suo garage di casa.

 

Vi avevamo proposto le interviste che abbiamo raccolto da milanesi e pendolari (tra Piazzale Loreto, una fermata dell'autobus e un treno) sulla loro percezione di sicurezza, soprattutto se viaggiano di sera e da sole e poi l'intervista alla dottoressa Alessandra Kustermann, responsabile del servizio di Diagnosi prenatale e del Centro soccorso violenza sessuale dell'ospedale Mangiagalli.

Oggi abbiamo raggiunto invece la fondatrice di Telefono Donna, Stefania Bartoccetti. L'associazione era stata al centro di una forte polemica lo scorso novembre, quando l'assessore all'Arredo Urbano Maurizio Cadeo aveva definitivamente bloccato le affissioni della campagna di Telefono Donna contro le violenze in cui si mostrava una donna crocifissa.

Nonostante, come ci racconterà poi Stefania, la violenza sulle donne, soprattutto quella domestica, è una piaga ancora molto diffusa.

Recentemente ci sono stati alcuni casi di aggressione contro le donne su un treno e addirittura nel garage di casa. Ma la città è davvero così pericolosa?

Ci sono delle situazioni ad alta pericolosità, ci sono alcune zone franche in cui le forze dell'ordine non riescono a tenere sotto controllo la situazione, per cui le donne sono facilmente esposte ad aggressioni per colpa di uno scarso controllo.

Che tipologia di donna vi chiama per chiedere aiuto?

Noi riceviamo moltissime telefonate di donne: si va da una donna che vuole semplicemente sfogarsi a una donna che chiede un aiuto reale oppure una donna che vuole sapere come deve orientarsi in alcune situazioni critiche. La cosa sconcertante è che spesso ci chiamano le mamme con figlie adolescenti. 

Si parla di 12/14 anni giusto?

Sì: le mamme sono molto spaventate da quello che succede in giro e voglio essere rassicurate dato che le loro figlie escono già da piccolissime.

Sono più donne italiane o straniere quelle che vi telefonano?

Per motivi proprio pratici (la lingua ad esempio) ci chiamano quasi solo donne italiane, abbiamo un 3/4 % di donne straniere.

Cosa offrite voi di Telefono Donna?

Prima di tutto offriamo ascolto e cerchiamo di capire a che tipologia appartiene la donna che ci sta chiamando. Noi poi offriamo anche un incontro con i nostri specialisti e un eventuale supporto legale in caso di denuncia.

Sono loro che decidono di fare eventualmente una denuncia o siete voi che le spingete?

Noi cerchiamo sempre di capire cosa sta cercando la persona che ci chiama. A volte dietro ci sono situazioni molto complesse di maltrattamento ed è difficile convincere una donna a sporgere denuncia, specialmente se chi la picchia è suo marito o il suo compagno. C'è molto sommerso da questo punto di vista: dall'esterno è facile dire "ma perchè non lo lasci?" ma in realtà la faccenda è molto più complicata. E' il background familiare che influisce moltissimo. Noi non imponiamo nulla, è sempre la donna a decidere. Ma cerchiamo di mettere l'accento sul fatto che a volte una donna può addirittura rischiare la vita.

Ma la denuncia serve? Abbiamo visto che in molti casi di cronaca non è servita a nulla

Purtroppo spesso la denuncia non risolve il problema. Il nuovo emendamento del ministro Carfagna è una buona cosa e spero davvero che lo applichino. Ma mi stupisce che abbiano dato priorità a questo piuttosto che all'eterno problema della certezza della pena. Non basta sbattere una persona in galera se poi dopo poco tempo esce ed è libero di andare a tormentare la donna che lo ha denunciato. Parlo sia delle violenze sessuali occasionali che le violenze domestiche o lo stalking.

Qualche mese fa c'era stata una grossa polemica relativa al manifesto della donna crocefissa, come si è risolta la vicenda?

C'è stata una grande confusione, ma almeno abbiamo ottenuto l'effetto sperato: se i manifesti fossero stati affissi senza problemi magari sarebbero passati inosservati. Almeno così grazie anche all'eco dei media si è parlato ampiamente del problema. Fossi stata io un politico non avrei chiesto di censurare.

Le campagne sulla violenza sulle donne servono alla fine?

Le campagne servono sempre, è un primo momento di riflessione sul problema. Ma bisogna cambiare proprio la mentalità e l'educazione. Vedi, se ti scippano la borsetta nessuno ti dice nulla; mentre se ti stuprano non riesce a tramontare il luogo comune del "te la sei cercata". E certo l'immagine della donna oggetto della tv e dei media non aiuta ad aumentare il rispetto per le altre. I media hanno una grossa responsabilità e si corre il rischio di una diseducazione piuttosto che di una educazione.

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