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Denunciati 4 studenti per l'occupazione dell'Agnesi e continua la polemica sui tagli. Anche Formigoni è contro

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Ieri la Gelmini non è andata al Politecnico ma le proteste sono continuate lo stesso: o da un lato o dall'altro.

Infatti il fronte è spaccato: da una parte collettivi che protestano contro il ministro Gelmini e i tagli all'univesità, dall'altro studenti che protestano perchè per colpa delle occupazioni e degli scioperi stanno perdendo giorni di lezione.

Il rettore dell'università Giulio Ballio in realtà è d'accordo con gli studenti sulle politiche dei tagli

"Ridurre il finanziamento pubblico alle università significa far morire i nostri atenei"

Purtroppo c'è da dire che la cultura e l'istruzione sono sempre le prime a pagare in tempi di crisi.

"Abbiamo già fatto tutta l'economia del caso e il nostro futuro dipende dai finanziamenti e della decurtazioni. Possiamo fare di tutto anche arrivare a chiudere il Politecnico.

Se mi danno solo i soldi per pagare gli stipendi di chi non posso licenziare cosa faccio? Ridurre il finanziamento pubblico alle università significa far morire i nostri atenei, rinunciare a formare capitale umano, ammazzare la ricerca e l’innovazione scientifica e tecnologica del nostro paese"

Insomma. I tagli sono controproducenti, e il Governo ha inviato un messaggio devastante al Paese, ovvero che l'università è una pubblica amministrazione e quindi "inefficiente e sprecona".

Andrebbero premiate invece le università produttive.

"Noi chiediamo da anni di essere valutati secondo procedure ormai ben collaudate in altre nazioni. Soltanto così il ministro Tremonti potrebbe verificare che molti atenei hanno gestito al meglio e fatto fruttare le risorse statali loro assegnate"

Anche Formigoni invita il Governo a un ripensamento

"Il mio è un invito al ripensamento. Capisco che in un momento di crisi bisogna stare molto attenti ma la razionalizzzazione deve puntare alla qualità.

Non ci devono essere tagli indistinti ma bisogna distinguere le università inefficienti da quelle virtuose […]La riforma e la razionalizzazione della spesa sono necessarie. Io ho portato un contributo al governo del Paese che credo sia ampiamente condiviso dalla Lombardia. Noi siamo sempre stati disponibili a fare quelle riforme che portano allo sviluppo del Paese ma devono essere riforme attente all’efficienza e alla qualità del sistema riconoscendo la bontà di quelle università che sono già state virtuose e sagge"

L'unica soluzione è il dialogo.

Dialogo che a Roma il Pd promette solo se saranno cancellati i tagli.

Intanto all'istituto Agnesi 4 studenti sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio per aver cercato di occupare bloccando l'accesso alla scuola agli altri studenti. 

Dal Governo intanto arrivano notizie di "apertura" se così si può definire: il ministro annuncia che non c'è fretta per la legge sulle università e si prenderà tutto il tempo che occorre per studiare una soluzione. E i collettivi di protesta studiano il da farsi nei prossimi giorni.

Tutto era cominciato con lo sciopero generale del 17 ottobre (qui le foto). Il 21 c'erano stati gli scontri in Cadorna ed erano cominciate le lezioni in piazza. Il 22 dopo una lezione era partito un corteo terminato in statale con il tentativo di interruzione della didattica. Nuove lezioni nei giorni successivi e il 27 c'era stato un incontro con l'onorevole Antonio di Pietro in Statale. Il 29, in occasione della votazione positiva al senato, erano nati alcuni cortei spontanei e c'era stato qualche scontro (qui le foto). Il giorno dopo grande sciopero generale con cortei autorizzati e non, e qualche infiltrato (qui le foto).

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