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Dietrofront, l'acqua di Milano non è più buona: dopo le rassicurazioni si scopre che dai rubinetti milanesi scorre acqua piena di cloro (e derivati)

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A Milano non abbiamo la particella di sodio nell'acqua che esce dai nostri rubinetti, ma la particella di cloro. Anzi, tante particelle di cloro.

Esattamente la sostanza che si mette nelle piscine. Il cloro disinfetta e uccide i batteri, e più batteri ci sono più cloro viene immesso nell'acqua.

E il cloro in eccesso nel nostro organismo proprio bene bene non fa.

Tutto questo è stato scoperto da uno studio della seconda università di Napoli.

In un bicchiere d'acqua di rubinetto di una casa milanese non si bevono batteri, ma trialometani, cloroformio e tetracloroetene oltre i limiti di legge.

Fortunatamente non si tratta di batteri fecali, che il Corriere riporta come "riscontrati dai tecnici americani nell'acqua delle abitazioni dei militari americani che vivono tra Napoli e Caserta, non gli idrocarburi presenti in quella della base Nato di Vicenza (secondo la rivista Star & Stripes).

Ma composti organo alogenati, derivati proprio dalla clorazione disinfettante. Insomma un salutare cocktail chimico. Lo studio napoletano si è interessato della purezza dell'acqua che si beve. Da quella dei rubinetti, punto d'arrivo degli acquedotti, a quelle minerali in vendita. Campioni prelevati in cinque città italiane: Perugia, Napoli, Milano, Venezia e Firenze".

I dati allarmanti sono stati i livelli dei derivati del cloro, chenon sempre vengono misurati dall'Asl o dall'Arpa.

"Sono stati trovati nei campioni prelevati dai rubinetti delle abitazioni elementi contaminanti di chiara provenienza antropica (inquinamento) e sottoprodotti della clorazione, come trialometani, bromoformio, cloroformio e composti organo-alogenati, come tetracloroetilene e tricloroetilene.

In alcuni casi, la concentrazione di questi inquinanti è risultata al di sopra dei limiti previsti (decreto legge 31/2001). Anche di molto"

Su un totale di 25 acque analizzate, 7 risultano "non conformi (30%) per il superamento della Cma (Concentrazione massima ammissibile) di una o più sostanze". E ben 4 campioni toccano a Milano.

Ma c'è da preoccuparsi? Alcuni studi avrebbero mostrato che ci sarebbe una relazione tra l'assunzione prolungata di acque con cloro e l'aumento rischio di cancro a prostata, vescica e retto tanto che negli Usa non si clorano più le acque, ma si ozonizzano con un trattamento più costoso, ma anch'esso non completamente sicuro.

E pensare che solo un anno fa ci avevano rassicurati sulla qualità dell'acqua meneghina:

A Milano, negli ultimi tempi, la purezza e la bevibilità dell'acqua del rubinetto sono migliorate, non siamo ancora ai livelli di Roma ma gli esperti ci rassicurano sulla bontà delle nostre falde acquifere. Il miglioramento è dovuto in primo luogo alla drastica riduzione dei grandi impianti industriali che una volta sorgevano in periferia, quindi diciamo che se a Roma siamo sull'8,5 qui a Milano viaggiamo sul 7,5.

n tutto il Pianeta, giorno dopo giorno, i consumi e gli sprechi salgano alle stelle, per questo diventa sempre più necessario individuare stili di vita sostenibili, che abbiano un impatto minimo sull'ambiente. Numerose città, tra cui New York e Roma, hanno chiesto ai propri cittadini di bere l'acqua del rubinetto, rinunciando all'acquisto di quella minerale. Perché? L'obbiettivo è quello di eliminare l'uso delle bottiglie di plastica e di ridurre l'inquinamento legato alla lavorazione della stessa. "Ogni anno, infatti, nel  mondo –  spiega Todd Jarvis della Water Resources Graduate Program alla Oregon State University –  si consumano 81 milioni di litri di petrolio e 600 miliardi di litri d'acqua per produrre 154 miliardi di acqua minerale in bottiglia". Questo business è alimentato dalla convinzione che l'acqua confezionata sia più pura e sia più controllata di quella del rubinetto. In realtà talvolta le acque di sorgente vicino alla superficie contengono inquinanti che non si trovano nelle acque dei pozzi municipali a centinaia di metri di profondità. Se da una parte le città, dopo numerosi prelievi e test sull'acqua dei propri acquedotti, invitano i cittadini a berla tranquillamente, dall'altra parte le aziende promettono l'uso di materiali biodegradabili e non inquinanti.

Beh, si mettessero d'accordo.
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