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Arriva il Bike sharing anche a Milano: si parte a giugno. E le piste ciclabili?

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L'esito del bando per il bike sharing a Milano indetto qualche mese fa da Atm aveva lasciato tutti di stucco. Ci si immaginava che ci sarebbe stata una corsa per aggiudicarsi l'appalto, visto il progetto innovativo per la città (che avrebbe adottato una realtà presente in molte città europee) e vista la necessità di sensibilizzare i cittadini sull'ecologia…cosa c'è in fondo di più ecologico di una bicicletta? Altro che Ecopass.

Tutte le società che si erano dichiarate interessate avevano boicottato la gara. In palio c'era la possibilità di realizzare 250 stazioni di bike sharing e 5mila biciclette, ma il progetto era troppo svantaggioso. Forse il Comune aveva paura di investirci troppi soldi?

Ma fortunatamente qualcosa si è smosso: con un po' di ritardo ma qualcuno ha deciso di investire nel progetto, adeguando Milano agli standard di molte città europee.

La grande notizia è che le prime bici arriveranno entro giugno (cioè fra quattro giorni praticamente?).

L'azienda che si è fatta carico della "missione impossibile" è il colosso della comunicazione e della pubblicità Clear Channel, che già si occupa del bike sharing di Barcellona, Saragozza, Washington, Stoccolma, Oslo e San Francisco.

Meglio tardi che mai si può dire, solo sei mesi di ritardo, con qualche taglio (non 5mila bici, ma 3 mila e le rastrelliere non 250 ma 200)

Il modello delle bici sarà quello utilizzato a Barcellona, con un design facilmente riconoscibile anche se venissero rubate e riverniciate (come accadde in passato per un tentativo di bike sharing) con il colore che però potrebbe essere un arancio "Atm" piuttosto che il rosso.

Ci saranno abbonamenti annuali per chi utilizza di più in servizio, ma anche tessere magnetiche per una tariffa a ore per gli utenti occasionali.

Ma, c'è sempre un ma: Maurizio Baruffi dei Verdi fa giustamente notare un particolare non irrilevante. In città ci sono pochissime piste ciclabili. Avremo le bici ma come faremo a girare nella giungla urbana?

Infatti la vita di un ciclista urbano può essere davvero ardua. Escludendo l'inquinamento, in quanto pedalando senza una mascherina protettiva si respirano indefinibili quantità di polveri sottili e altre schifezze, il traffico può diventare un vero e proprio pericolo anche mortale per i ciclisti, che spesso non hanno a disposizione nelle grandi arterie di traffico una corsia preferenziale con piste ciclabili diffuse su tutta la città.

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