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Emergenza rom, molotov anche a Milano: scoppia la psicosi?

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Le molotov sono arrivate da Napoli direttamente a Milano. Stavolta contro un negozio in disuso in via Morosini 21 a Milano occupato da due romeni. Romeni appunto. E non rom che sono un'altra cosa. I due ragazzi, di 21 e 23 anni, hanno sentito di notte un rumore di bottiglia che si infrangeva contro la saracinesca.

E' solo un caso? Proprio il giorno dopo l'incendio del campo rom di Napoli causato proprio dal lancio di molotov?

Di sicuro c'è molta confusione che non aiuta a fare luce sulla situazione. Le dichiarazioni di ieri di Filippo Penati, che vuole combatteri i campi rom stanziali e permettere solo il transito temporaneo dei nomadi, ha suscitato perplessità in Maurizio Pagani di Opera Nomadi, preoccupato da questa, a detta sua, "deriva razziale".

I nomadi sarebbero 13mila e non 23mila come dichiarato dal presidente della Provincia e Pagani si preoccupa in modo particolare dei 6.500 rom italiani e regolari che vivono a Milano e nell'hinterland. C'è paura nei campi, anche perchè in seguito all'ultimo sgombero della Bovisasca 750 persone non hanno ancora trovato una sistemazione stabile. Manca quindi veri e propri percorsi di integrazione. Secondo i City Angels i campi vanno smantellati sì, ma prevedendo una soluzione che permetta agli abitanti di integrarsi, cacciando i delinquenti irregolari.

Un terzo di loro infatti sarebbe pronto a integrarsi, ma c'è allo stesso tempo un terzo che vive ai margini della legalità, e un terzo è composto da balordi. Bisognerebbe, secondo i City Angels, aiutare la prima categoria con un percorso di integrazione, punendo severamente i reati commessi da chi non è onesto.

Intanto però si è già creata una grossa tensione fra Penati e il prefetto Gian Valerio Lombardi (che non verrà nominato entro venerdì come detto in precedenza): non ancora nominato, Lombardi ha già dichiarato che il problema è che ci sono troppi rom in una città già tanto popolata, pertanto li si dovrebbe ridistribuire in altre zone dove il problema è meno sentito (leggasi "fuori dalla città").

A parte che già prevediamo le urla dei sindaci dell'hinterland solo all'idea, si avverte la solita politica del "pacco postale" già vista con il "problema Sarpi": ovvero, per risolvere il problema, spostiamolo. Caricandolo sulle spalle dei sindaci dei paesi limitrofi.

E questo a Penati non va bene. La Provincia ha reso noto che non parteciperà più a nessun incontro del Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza senza prima aver avuto un confronto con i sindaci dell'area metropolitana milanese.

La Moratti sta cercando una soluzione più comoda e meno dispendiosa dell'impegno di Penati all'integrazione dei rom (onesti)?

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