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Dopo la tragedia della Masterplast si parla di sicurezza nei cantieri: meglio risparmiare, che rischiare di chiudere l'azienda

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E' accaduto ancora e continuerà ad accadere, le morti bianche in Italia sono il sintomo, l'ennesimo di qualcosa che non va (foto Corriere.it).

I due operai morti lunedì pomeriggio in seguito all'esplosione nella Masterplast, una fabbrica milanese, tirano fuori temi scottanti e che fanno male, non solo per le vite che si spengono per motivi che potevano essere evitati, ma soprattutto permettono una riconsiderazione del concetto di lavoro oggi.

Quando succede qualcosa di questo tipo si chiama subito in causa il sindacato, dove sono i controlli, perchè possono ancora accadere queste cose?

In Italia il 90% delle aziende è a conduzione familiare, proprio come quella di Paolo Cirasa titolare della Masterplast, con meno di 15 dipendenti. E proprio in queste piccole realtà, il sindacato non può entrare. Quindi in questi casi a far rispettare le regole dovrebbero essere proprio i titolari.

Ma guardiamo la realtà: anche camminando per strada, è facile imbattersi in città, in cantieri dove gli operai non portano il casco di protezione. O magari lavorano su impalcature instabili.

Proprio Milano è una delle città dove le morti bianche aumentano maggiormente, questo è quello che si legge questa mattina sul Corriere, e sia Asl che i sindacati, in particolare la Cgil, si dichiarano impotenti di fronte alla legge che non permette loro di intervenire.

La mancanza di sicurezza dipende anche da quanto l'azienda è disposta a spendere, e per incorrere in sanzioni minori la risposta è semplice. Se qualcuno dei dipendenti si lamenta, magari rischia anche di perdere il posto, e alla peggio chiude l'azienda, che essendo una realtà familiare è facile che gli operai che ci lavorano, la sentano un po' come la loro casa, la loro ancora di salvezza. Tutto diventa secondario, è più importante lavorare, anzichè pensare alla sicurezza per la propria vita.

E' a questo modo di concepire il lavoro, che trasforma anche il modo di vivere, che il regista Mimmo Calopresti ha dedicato un montaggio dal titolo "La fabbrica dei tedeschi", sulla strage alla ThyssenKrupp di Torino.

Come ha spiegato il regista ci vorrebbe una rieducazione alla vita, fuori da assurdi orari di lavoro. Le persone dovrebbero pensare più alla loro vita che dedicare la loro vita al lavoro, e imparare a capire che proprio il lavoro non è l'unico fattore che dà loro dignità e forma alla loro condizione sociale.

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