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Sgombero Bovisasca, la Curia insorge contro il Comune per violazione dei diritti umani

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Avevamo parlato giusto pochi giorni fa del falso sgombero della Bovisasca dai rom. Ora lo sgombero è finito, ma la Curia, sul suo sito ufficiale, in questo editoriale, si è scagliata contro il Comune di Milano per le modalità che hanno caratterizzato, e caratterizzano in genere, gli sgomberi dei campi nomadi.

Si legge nell'editoriale:

Non si spiega invece la logica di quanto sta accadendo dall’alba di stamane, martedì 1 aprile: le forze dell’ordine si sono attivate per sgomberare tutti gli occupanti del campo. Nulla da eccepire sulla necessità dell’intervento: non era sostenibile il protrarsi di questa soluzione. Ma allontanare questi disperati, senza pensare per loro un’alternativa, cosa produce?

Poi prosegue alzando i toni.

La legalità è sacrosanta: ma l’impressione è che qui si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani che imporrebbero, insieme allo schieramento delle forze dell’ordine in atteggiamento antisommossa, qualche tanica d’acqua, del latte per i più piccoli, un presidio medico, qualche soluzione alternativa per i bambini, i malati e le donne in gravidanza.

Ci sono delle persone non in regola con la legge: occorre che la legalità prevalga nei loro confronti.

Ma non si possono confondere i nomadi e i migranti che lavorano, con i delinquenti, oppure gli irregolari con chi è in possesso di regolare permesso di soggiorno. La maggioranza di loro lavora, tanti con un regolare contratto. Molti giovani uomini faticano nell’edilizia e in società attive dentro gli spazi della Fiera: 10 ore di lavoro al giorno, per sei giorni la settimana, per 800 euro al mese.

Una domanda allora si impone: a Milano questi immigrati servono o danno fastidio? Sappiamo che non stanno a Milano per turismo o per svago. La maggioranza di loro è qui per poter lavorare. Sanno che del loro lavoro Milano ha necessità. Cosa ne sarebbe infatti dell’imprenditoria ambrosiana e lombarda senza la manovalanza a bassissimo costo che rumeni (e non solo) offrono?

E l'editoriale prosegue mantenendo invariata la sua verve polemica. 

In questi casi si viaggia sempre su un confine molto sottile che rischia, per una parolina in più, di gettarti da una parte o dall'altra della barricata.

Partiamo allora dal presupposto che sicuramente i diritti umani vanno rispettati in tutti i casi, e soprattutto che l'utopia di una regolarizzazione dei nomadi è patrimonio di tutti, chiediamoci però se queste richieste della Curia non siano un po' troppo all'acqua di rose. Almeno in questo momento. Sono legittime, auspicabili, ma impossibili da mettere in pratica. Per colpa delle istituzioni, certo, ma questa è la realtà al momento. E quel campo della Bovisasca andava sgomberato al più presto perchè pericoloso.

Il fatto che molti immigrati stiano lavorando alla costruzione della Fiera non legittima l'occupazione di un'area pericolosa come quella della Bovisasca. Se il fatto di essere lavoratori sottopagati dovesse legittimare atteggiamenti come questi saremmo nella completa illegalità.

D'altra parte la situazione di questi immigrati, costretti a lavorare 10 ore al giorno per 800 euro la mese è simile a quella di qualche nostro amico operaio che vive in condizioni simili, arrancando forse ancor di più a causa dell'affitto. 

Insomma, siamo dalla parte della Curia per quanto riguarda le modalità non proprio umane dello sgombero, ma le richieste avanzate, seppur auspicabili, lo ribadiamo, sono abbastanza lontane dalla realtà.

Come scrive la diocesi è urgente la costituzione di un luogo istituzionale nel quale valutare come governare il problema. Cosa nota, ribadita da tutti in questi anni. Peccato che tutto sia ancora fermo. Riuscirà la Curia a smuovere il comune? Oppure ci riuscirà l'expo?

Cosa ne pensate? 

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