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Inchiesta Esselunga, sull'aggressione indaga la procura della Repubblica di Milano

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UPDATE! 16 novembre 2009
Il gip ha archiviato il caso.

Si sta indagando a fondo sull'episodio di aggressione di cui è rimasta vittima una dipendente dell'Esselunga di viale Papiniano e cha ha denunciato lo scorso 29 febbraio. La donna è stata maltrattata nello spogliatoio dell'azienda durante una pausa in maniera brutale.

Già quanlche settimana prima, la stessa persona, era stata protagonista di un'altra vicenda incresciosa, la cassiera si era fatta i bisogni addosso per un mancato cambio in cassa più volte richiamato e mai arrivato.

Due casi in brevissimo tempo e la stessa vittima, la quale ammette che i rapporti di lavoro da mesi a questa parte si erano deteriorati e teme quindi di essere soggetta a mobbing da parte dei suoi superiori per costringerla ad andarsene.

La procura della Repubblica di Milano che indaga sul caso ha aperto un fascicolo per "lesioni volontarie" a carico di ignoti. Infatti gli artefici dell'orribile gesto non sono stati identificati dalla vittima nè tanto meno dagli inquirenti. Ad occuparsi del caso è il pool soggetti deboli capitanati dal procuratore aggiunto Marco Ghezzi.

La denuncia della cassiera è stata fatta solo per la violenza subita, ma durante il lungo interrogatorio ha fatto anche riferimento al precedente episodio di mobbing.

In molti sono rimasti scioccati dalla confessione della donna aggredita alle spalle, strattonata e infine con la testa dentro al water umiliata fino a perdere i sensi. I lividi sul corpo e il collarino sono chiari segni della ferocia dell'aggressore. Già alcuni testimoni sono stati ascolti e altri sono in lista per la deposizione, ma per ora ancora nulla di significativo per incolpare qualcuno. 
I colleghi della donna hanno mostrato solidarietà nei suoi confronti, così come i sindacati che hanno indetto lo sciopero del personale lo scorso primo marzo e si sono scagliati contro il patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, che tratterebbe i dipendenti dell'azienda come dei militari in caserma.

Parole di conforto sono arrivate anche dal Comune di Milano, unanime il coro di Palazzo Marino, che chiede giustizia al più presto per la donna vittima di violenza e soprattutto indagini approfondite su una situazione generalizzata di sfruttamento nel commercio e nei servizi.

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