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Maternità e lavoro, temi difficili da conciliare: sempre più mamme milanesi si licenziano dopo la gravidanza

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Voglia di maternità. Dopo anni di crisi demografica, di Milano sempre più vecchia, di giovani coppie senza figli ecco finalmente l'inversione di tendenza. Non siamo ancora ai massimi livelli di natalità, il caro vita riporta sempre tutti con i piedi ben saldi per terra, ma le milanesi hanno riscoperto la voglia e la bellezza di avere il pancione.

Ma con i tempi che cambiano velocemente ci si scontra con una nuova realtà: le mamme che lavorano. Novità per modo di dire, è da tempo ormai che l'uomo non è il solo a portare i pantaloni e lo stipendio a casa, però se oggi sempre più donne lavorano e sempre più donne desiderano avere dei figli ecco che nasce il "problema".

Nel 2007 oltre cinquantaseimila donne in Lombardia sono rimaste a casa in maternità.

A Milano ben duemila neo mamme hanno definitivamente lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia. Una vera novità, invece, è la percentuale di papà che restano a casa a badare ai piccoli, ben il 5,2%. La domanda è: il licenziamento post gravidanza è una scelta arbitraria o obbligata?

Nella società contemporanea ci si è abituati ad avere un pò tutto, tenore di vita spesso al di sopra delle proprie possibilità, autonomia, indipendenza, casa, lavoro, vita sociale, sono tutte facce della stessa medaglia.

Arriva sempre, però, il momento delicato in cui ci si scontra con la dura realtà e si scopre che: tutto non si può fare, anche se sarebbe necessario proprio per il bene dei figli. E qui ci troviamo difronte a un bivio: sacrificare tutte le energie sdoppiandosi tra casa e lavoro per arrivare a fine mese o scegliere una delle due strade?

Ci sono pareri contrastanti su questa vicenda. Secondo alcuni lasciare il lavoro per dedicarsi ai figli è una scelta obbligata dettata dai costi troppo alti di asili nido e baby sitter contro gli stipendi troppo bassi, quindi alla fine conviene fare la mamma a tempo pieno per risparmiare.

Secondo altri si tratta solo di scelte personali che non sono giudicabili. Quale che sia la verità, così però si perdono delle conquiste femminili preziose. Anni di lotta per ottenere ruoli di prestigio o contratti al pari degli uomini non possono andare a discapito della maternità, che non è solo una scelta, ma anche una condizione, se vogliamo, naturale per una donna. C'è anche da dire che non tutti possono permettersi il lusso di scegliere se stare a casa o andare a lavorare, perchè i conti di fine mese non aspettano e purtroppo sono ancora tanti i casi in cui reinserirsi, con anche solo un figlio, nel mercato lavorativo è quasi impossibile e quando succede spesso si subiscono pressioni che spingono al licenziamento.

L'assessore al Lavoro del Comune di Milano, Andrea Mascaretti minimizza la questione dicendo che qualcosa si farà in merito, magari agevolando il telelavoro per semplificare la vita delle mamme lavoratrici. Contro di lui, oltre immaginiamo a molte madri, insorge Fulvia Colombini della Camera del Lavoro secondo la quale le donne sono penalizzate soprattutto nelle piccole e medie imprese e il Comune dovrebbe impegnarsi di più nelle politiche di sostegno alla maternità e offrendo più servizi. Francamente noi siamo d'accordo con quest'ultima visione. 

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