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Incidente in Porta Vittoria, le figlie della vittima non vogliono il conducente del suv al funerale

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(foto del nostro collaboratore Leonardo – Milano 2.0)

UPDATE: La procura della Repubblica cerca testimoni. Si facciano vivi i pedoni che stavano attraversando corso di Porta Vittoria prima che avvenisse l'incidente tra il bus e il tram. Parlino tutti coloro che hanno visto qualcosa poco prima della tragedia che giovedì è costata la vita a Giuliana Grossi e sta provocando sofferenze e angosce ai feriti e alle loro famiglie.

Molti lo hanno già fatto. Altri no. Ad esempio, il tassista che, come emerge dai filmati delle telecamere acquisiti dalla polizia locale, precedeva il Suv di Marco Trabucchi qualche attimo prima dello schianto. Lui forse ha visto tutto e può chiarire alcuni particolari poco chiari. Ad esempio, se effettivamente Trabucchi ha dovuto evitare dei pedoni e per questo si è spostato sulla corsia preferenziale.

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Non si è ancora fatta chiarezza sull'incidente che ha paralizzato il centro di Milano lo scorso giovedì, lo scontro tra l'autobus 60 e il tram 12 in corso di Porta Vittoria, nei pressi del Tribunale, provocato dalla brusca manovra di un Porche Cayenne.

Le dinamiche e le colpe sono in fase di analisi, ma il dolore della famiglia della vittima, Giuliana Grossi che seduta alle spalle del conducente dell'autobus è rimasta uccisa nell'impatto, non lascia spazio alle incertezze: «L’autista del Suv vorrebbe venire al funerale della mamma? Meglio di no, meglio che non si faccia vedere». Sono le parole di Fabiana e Alessandra, le due figlie di Giuliana Grossi.

Lui, Marco Trabucchi, 38 anni, procuratore sportivo residente in Svizzera dice di essere un uomo distutto.

Non solo pende sulla sua coscienza un morto e svariati feriti anche molto gravi, ma deve sopportare anche il peso del giudizio, quello della gente, le persone che condannano le auto di grossa cilindrata come la sua che si sentono padrone della città, ma c'è anche l'astio di chi ha perso una madre e ancora non si spiega il perchè o di chi è in ospedale e non vuole sentire scuse. 

Eppure, Marco Trabucchi la sua versione dei fatti l'ha data e non l'ha mai cambiata nel corse degli interrogatori.

Alla guida del suo suv ha sterzato per evitare dei pedoni in mezzo alla strada e non si è accorto della traiettoria dei due mezzi pubblici. Le immagini di alcune telecamere e delle testimonianze dei presenti confermerebbero questa ipotesi alleviando, almeno legalmente, la situazione dell'agente della Fifa. Si cerca, dunque, di ricostruire passo dopo passo la dinamica dell'incidente. C'erano i pedoni? Si stava rispettando il limite di velocità? Era necessario invadere la corsia riservata? Tutte domande che per ora non hanno una risposta.

Una risposta che potrebbe riaprire la polemica sull'uso dei suv in città e soprattutto l'antipatia per chi li guida, che sono diventati lo stereotipo in negativo del Ranzani, parodia del bauscia milanese di radio deejay.

L'autista dell'autobus, ancora ricoverato in ospedale, ricorda poco o nulla di quel momento, ha solo sentito un colpo sulla fiancata del mezzo e poi si è trovato difronte il tram. E' rimasto ancora più sconvolto una volta saputo il bollettino dell'incidente, ma giura che lui non andava veloce e chi lo conosce sta dalla sua parte, perchè sul lavoro era impeccabile anche se non ancora assunto a tempo indeterminato.

Intanto è giusto rispettare le sofferenze di chi ha perso una persona cara, che come ogni giorno prendeva quella line per tornare a casa dalla propria famiglia e che all'improvviso non c'è più. Per rispettare questa sofferenza non ha importanza di chi sia la colpa e almeno per ora la giustizia non lenirà il dolore. 

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