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Accolto il ricorso di una mamma senza permesso di soggiorno: svolta giudiziari sul caso degli asili a Milano

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Dopo la minaccia del ministro Fioroni al Comune di Milano: o accogliete anche i figli dei clandestini alla scuola dell'infanzia o niente finanziamenti statali, contro la circolare comunale che vieta ai genitori senza regolare permesso di soggiorno di portare i propri piccoli all'asilo, si scaglia anche la sentenza di un giudice che ha accolto il ricorso di una mamma marocchina definendo la linea del Comune "discriminatoria".

In pratica, la sentenza ha stabilito che non solo lo studio è un diritto fondamentale, ma i minori vanno tutelati dalla legge italiana, una volta sul nostro territorio, a prescindere dallo stato giuridico dei genitori. Quindi i figli di immigrati clandestini devono essere accolti negli asili milanesi come tutti gli altri bambini. Questo caso crea il precedente che potrebbe rendere più difficile la battaglia di Palazzo Marino, capeggiata dall'assessore alle Politiche Sociali Mariolina Moioli, in tema di legalità.

“Il Comune di Milano ha agito e continuerà ad agire nel pieno rispetto della legalità”, ha dichiarato l'assessore Moioli pronta a fare ricorso e ad appellarsi anche alla Corte Europea se necessario.

Per difendersi da questa battuta d'arresto il Comune ha puntualizzato che il caso della mamma marocchina è specifico e non va generalizzato, in quanto la donna era in attesa del nuovo permesso di soggiorno dopo aver perso il lavoro qualche mese fa.

Una situazione che si stava già valutando, guarda caso,  e come ha ricordato Mariolina Moioli tutte le richieste vengono accolte e poi valutate singolarmente. Inoltre, si è voluta sottolineare la differenza tra iscrizione e accoglienza nelle scuole dell’infanzia. L’iscrizione, secondo quanto si legge nella circolare, è finalizzata alla formazione della graduatoria seguendo regole predefinite. L’accoglienza, invece, tiene conto dello stato di svantaggio del bambino – dovuto anche alla condizione di clandestinità del genitore – e lo inserisce nella scuola attraverso un percorso personalizzato.

In questo caso l’accoglienza avviene attraverso l’intervento dei servizi sociali.

Non bastano le giustificazioni, però, a riavvicinare le posizioni tra maggioranza e opposizione. A destra sono tutti indignati per la decisione del giudice, che condannerebbe con questa sentenza il normale rispetto delle leggi. Tutt'altro punto di vista a sinistra, dove si parla di "figuraccia che si poteva evitare" senza bisogno che un tribunale ricordasse che nel nostro Paese tutti hanno gli stessi diritti.

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