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Ultimatum al Comune: o arrivano risposte immediate o a Sant'Ambrogio negozi chiusi in Galleria

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Non c'è che dire, a Palazzo Marino nelle ultime settimane tira una bruttissima aria. Fioccano, come la neve in montagna, scandali, proteste, minacce, scioperi. La vita di corte in Comune non è poi così piacevole, risolto un problema se ne presenta in fila un altro.

Di mezzo c'è anche il santo patrono della città, Sant'Ambrogio, usato come capro espiatorio per far valere i propri diritti. 

Prima gli orchestrali della Scala hanno fatto tremare l'amministrazione intimando di lasciare a casa gli strumenti per la Prima, adesso alla carica tornano i commercianti della Galleria Vittorio Emanuele, inviperiti per la revoca alla cedibilità dei contratti di affitto.

Di ultimatum stiamo parlando perchè non c'è tavolo di trattativa che tenga.

O il Comune ritira la decisione e si torna ai bei tempi che furono o il 7 dicembre saracinesche tutte abbassate.

I negozianti non vogliono sentire ragione; e come biasimarli il business che gira intorno alla cedibilità si aggira intorno al milione di euro meglio stare in guardia. Gli esercenti non minacciano solo di tenere chiuso, in un giorno dove generalmente si fanno affari d'oro, ma anche di fare ostruzionismo bloccando il flusso di pedoni in Galleria.

Una guerra in piena regola. E quale occasione migliore per farsi notare se non quella dell'apertura di stagione del teatro più importante d'Italia? Ci sarà un dispiegamento di telecamere e mass media da fare invidia alla nomina di un nuovo Papa e la protesta si sa: fa sempre notizia.

Prima dello scandalo degli "incarichi d'oro" qualcosa si stava muovendo, ora il dialogo si è arenato ad un punto morto. I segnali di distensione non bastano più, si è passati all'aut aut.

Secondo i rappresentanti dell'Unione del Commercio il Comune ha fatto un grosso errore con la delibera che vieta il passaggio di concessione da un'attività all'altra, dovendo per forza passare per le mani del proprietario degli immobili, Palazzo Marino appunto. Decisione presa senza pensare ai danni che subirebbero gli attuali esercenti e le ripercussioni sul loro futuro economico.

Ventiquattr'ore per decidere se chiudere o meno bottega venerdì.

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