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Milano, città dei single, dei divorzi e dell'inquinamento

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Strana città quella in cui viviamo. Milano, più la si analizza più saltano all'occhio le contraddizioni; eppure non si può fare a meno di metterla sotto la lente di ingradimento e studiarne i cambiamenti sociali nel loro evolversi.

Per chi si mette anima e corpo in questi folli studi – nal caso specifico l'associazione MeglioMilano – non deve essere facile stilare la lista dei pro e dei contro, sapendo già che i contro batteranno di gran lunga i pro, che comunque devono essere sottolineati come punto di partenza per migliorare anche tutto il resto.

Ma andiamo con ordine. Esaminiamo questa fotografia, divisa in quattro macroaree, ambiente, salute, sicurezza e mobilità, che delinea una spirale discendente. Anche se il presupposto iniziale è il primo controsenso: il benessere economico e l'occupazione crescono a fronte di un netto peggioramento della qualità della vita.

L'inquinamente cresce a dismisura, aumentano quindi le malattie respiratorie, si intensifica l'ingresso di auto in città e il numero di morti sulle strade. La sicurezza non sta meglio incrementano furti, violenze sessuali e rapine.

In aumento anche i prezzi di immobili e affitti e caro vita in generale.

Tra le note positive c'è un aumento di iscritti all'università, ogni giorno aprono 40 nuove aziende, più persone utilizzano i mezzi pubblici per spostarsi, si va di più a teatro e nei musei, crescono gli eventi di FieraMilano e lo scambio di passeggeri sia a Linate che a Malpensa. Questa una visione generale della vita all'ombra della Madonnina, ma un capitolo a parte merita il cambiamento nella configurazione della famiglia milanese.

Famiglia, se così si può ancora chiamare. I primi ad accorgersene sono i distributori di riso, che non fanno più affari d'oro fuori dalle chiese all'arrivo degli sposi. Eh no, perchè i matrimoni calano vertiginosamente. Sarà che le bambine oggi invece di immaginarsi all'altare con l'abito bianco  e il principe azzurro pensano di più a mise succinte per diventare veline.

Sarà che essere single è diventato uno status simbol, sarà che quando si può avere tutto si vuole sempre più e si perdono di vista le cose importanti litigando per futilità.

sarà quel che sarà sono in pochi i giovani che hanno intenzioni coniugali, per sfiducia nel matrimonio come istituzione, per mancanza di legami stabili, perchè mancano i soldi per farlo – motivo da non sottovalutare. Fatto sta che quei pochi che si convincono ad ordinare le bomboniere, alla fine, vanno via dalla città a sposarsi, in qualche isola felice dell'hinterland dove si vive meglio e chi resta…divorzia.

Ogni giorno sono ben 4 coppie che scoppiano, civili o religiose ormai poco importa, la legge è uguale per tutti.

Il nido d'amore non è più così accogliente come nell'immaginario anni '50, famiglie perfette e prolifiche, a proposito di figli. Se Milano invecchia un motivo ci sarà, ovvero, i bambini sono pochi e per lo più di coppie straniere. Le politiche sociali per la famiglia non sono poi così efficaci evidentemente. E se effettivamente un cambiamento sociale è in atto, perchè non andargli incontro? Se le coppie sono sempre meno e i single sempre di più (e nella categoria dei single ci sono anche genitori con figli a carico e anziani), perchè non provare a studiare delle soluzione alternative, invece che implodere in una "famiglia classica" che di fatto non esiste più? E poi, a Milano si vive davvero così male?

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