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Sciopero negli uffici di recapito, posta bloccata in deposito

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Iniziamo subito mettendo in chiaro una cosa: se state aspettando una lettera, importante o meno che sia, non pensate che il mittente si sia dimenticato di voi, lui non poteva prevedere la rivolta dei postini.

E invece è così, dal 19 novembre è scattato lo sciopero degli straordinari, culminato oggi nel blocco generale dei lavoratori degli uffici di recapito di Milano e provincia.

Il motivo è molto semplice: turni massacranti, personale sottorganico, accordi disattesi dall'azienda e pressioni. Tutti ottimi motivi per agitare i sindacati e prendere una posizione decisa. Posizione presa anche da Poste italiane che risponde con un sereno: ci stiamo riorganizzando ci vuole un periodo ragionevole di assestamento.

Diciamo che l'affidabilità e la credibilità del sistema poste in Italia, ancor prima che diventasse un marchio unificato con quel bel loco giallo e la scritta blu nel centro, non ha mai goduto del rispetto dei cittadini.

Ritardi, smarrimenti, code infinite hanno costellato la storie delle missive nella penisola. Poi un giorno, per un motivo ancora oscuro ai più, si è deciso che tutta la posta recapitata fosse "prioritaria" – e più costosa – nulla è cambiato nei tempi di attesa e il caos di questi giorni ne è la prova. Torniamo alla cronaca.

Da giorni interi quartieri della città, poco importa se in centro o in periferia – per una volta si sentono tutti parte della stessa metropoli – non ricevono la posta, tonnellate di buste bloccate nei magazzini o ancora peggio smistate in altre Regioni.

La situazione andrà peggiorando dato che i portalettere non saliranno in sella ai loro motorini fino a quando durerà la vertenza, ahinoi verrebbe da dire.

Quindi finchè durerà lo sfruttamento, finchè si sarà costretti a più del doppio degli straordinari previsti dalle legge, finchè aleggerà nell'aria l'ipotesi di alcuni tagli niente epistole, niente raccomandate, niente abbonamenti, niente di niente. La controparte tiene duro e cerca di dare delle risposte. Riorganizzare non significa licenziare, per migliorare la qualità del servizio e i tempi di consegna ci vogliono degli interventi mirati, come l'apertura di nuovi centri di smistamento meccanizzati come quello già attivo a Peschiera Borromeo e gli otto Centri primari della città, uno sarà inuagurato proprio oggi in Bovisa da quello di Lambrate all'opera da luglio partono invece la maggior parte delle proteste.

A rimetterci sono ovviamente i cittadini, che non sanno a chi chiedere informazioni e soprattutto che non possono andare a cercarsi le loro letterine da soli immersi in quantità abnormi depositate chissà dove. Non resta che incrociare le dita e benedire l'avvento di Internet, anche se ci manca il postino che suona sempre due volte! 

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