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Il Dalai Lama a Milano? Mmm… è meglio di no

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Non stiamo qui a scrivere un trattato di storia, se volete avere informazioni sul Dalai Lama potrete fare un bel giretto qui su Wikipedia. Partiamo quindi dal presupposto che la storia dell'invasione cinese in Tibet è ben nota (magari anche quella dell'esilio) e passiamo oltre, visto che l'atteggiamento del Piemonte e della Lombardia sulla questione Dalai Lama sembra essere colpevolmente differente.

Il 16 dicembre il Dalai Lama sarà ospite a Torino, invitato dal Consiglio Regionale, ma la sua visita sta già creando polemiche. L'ambasciatore cinese ha fatto sapere alla Farnesina che "Pechino" è irritato per lo sbarco in Italia del capo spirituale dei tibetani.

Da Torino fanno sapere che la sua presenza ha forte valore culturale e non politico, come è giusto che sia; ora la polemica sulla visita si sposta anche qui a Milano, dove il Dalai Lama sembra non essere benvenuto.

Simili problemi diplomatici c'erano già stati in tempi recenti a Washington, Berlino e Vienna. L'Italia ha ottimi rapporti con la Cina – la futura prima potenza economica è da trattare con i guanti – , Milano invece ha un rapporto tutto suo con la comunità cinese. 

Da una parte c'è un inevitabile coinvolgimento negli affari, dall'altra la forte presenza della comunità cinese (tradotto: Chinatown). Come fare allora a levarsi di dosso la responsabilità di un invito mancato ad un premio Nobel per la Pace? Semplice, scaricando il barile a Roma.

Ci ha pensato Roberto Formigoni, affermando che la possibile visita del Dalai Lama è questione troppo delicata. Il presidente della Lombardia ha quindi deciso di scrivere al ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, per chiedere lumi.

La scusa regge: la Lombardia ha diritto ad avere rapporti internazionali autonomi, ma la politica estera la deve decidere il governo. Già, la parolina magica: politica al posto di cultura. E' vero che il Dalai Lama non può che incarnare l'ormai decennale lotta per la liberazione del Tibet, ma basterebbe così poco per architettare un cavillo alla maniera del Piemonte aprendo così le porte ad un uomo che è espressione di libertà.

Il solo fatto che quest'uomo, dopo decenni di persecuzione, riesca a portare avanti una battaglia per la libertà con il solo dono della parola meriterebbe qualcosa in più che un semplice incontro "istituzionale".

Ci si riempe spesso la bocca della parola "libertà"; è invece sempre più chiaro che a farsi sentire sono sempre più coloro che parlano con l'esplosivo. L'Oceano di saggezza (questo vuol dire Dalai Lama), qui a Milano, rimarrà una invisibile goccia nel mare. 
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