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Riflessioni sulla "Milano leader" di Letizia Moratti

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Prendiamo spunto per questo post dalla lettera che Letizia Moratti ha mandato al Corriere.it in cui elenca tutta una serie di motivi per cui Milano è una città leader. Il sindaco è molto fiero del capoluogo meneghino e lo esprime con toni quasi commoventi.

Però leggendo tra le righe tante domande sorgono spontanee e soprattutto stando un po' a contatto con il territorio delle contraddizioni saltano subito all'occhio.

Spulciamo l'epistola per capire se l'entusiasmo della Moratti è immotivato (se ne parla anche su PartecipaMi).

Tralasciamo la sviolinata iniziale al direttore del Corriere, quella è istituzionale. Milano produce il 10% della ricchezza nazionale e il 20% dell'import/export, ai politici i numeri e le percentuali piacciono tanto perchè credono di rendere l'idea del trend positivo a cui si va incontro.

Del settore industriale, effettivamente, c'è poco da lamentarsi, le cose vanno bene, le strutture ci sono, le idee anche. Promossa a pieni voti anche la ricerca, gli scienziati milanesi sono stimati a livello internazionale, lavorano bene sul territorio a livello medico, tecnologico e ambientale, e benchè i fondi sono quelli che sono, riescono a districarsi bene nella loro attività.

Ovviamente non poteva mancare una menzione speciale per l'Expo, che il Sindaco ricorderà per sempre come il fiore all'occhiello della sua legislatura, di cui si vanterà anche con i pronipoti.

Niente da dire nemmeno sulla tournèe mondiale della Scala, purtroppo nella bufera delle polemiche in questi giorni, che è stata un successo senza precedenti e in generale tutto il settore artistico culturale meneghino ha il suo perchè.

Poi inizia il delirio di onnipotenza. A Milano diminuisce la pressione fiscale e si pagano meno tasse, ma la povertà aumenta, le famiglie che non arrivano a fine mese ormai sono la maggioranza, il lavoro è sottopagato, il precariato fuori controllo, la disoccupazione sta diventando lo spauracchio della Milano moderna.

Si è abbassata la tassa sulla casa, ma gli affitti sono stellari, comprare un immobile anche di una metratura degna di "Ragazzi di campagna" (celebre film con Renato Pozzetto, che rappresenta lo stereotipo milanese di chi viene da fuori città) è diventato un lusso inaccessibile ai più. Le giovani coppie sono costrette a mutui per tutta la vita e guai a fare più di un figlio. Come se non bastasse ora si aumentano anche i canoni delle case dell'Aler e probabilmente non di poco, anche se le stime non sono ufficiali.

Milano investe più risorse, rispetto ad altre città italiane, per i cittadini. Ma trovatemi un milanese soddisfatto dei servizi offerti. Il malessere dilaga su qualità della vita, sicurezza, spazi per i giovani, opportunità, trasporti, infrastrutture, burocrazia, qualsiasi cosa abbia a che fare con il sociale, rapporto cittadini – istituzioni completamente assente. Sono tutte cose di cui noi parliamo quotidianamente, che proprio i milanesi ci segnalano, che ci chiedono di far arrivare il loro messaggio perchè singolarmente non vengono ascoltati e nemmeno degnati di una risposta.

Cara Letizia, forse avresti dovuto fare degli esempi diversi e un bel mea culpa finale. 

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