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Espulsi anche i rom senza lavoro, per la Moratti chi non ha reditto deve andare via

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Ieri si sono aperti i lavori della seconda edizione di Integrating Cities, il forum su integrazione e immigrazione promosso da Eurocities.

L'obiettivo è la collaborazione tra Commissione europea e città, per trovare i percorsi migliori per una piena integrazione nel rispetto dell'identità e delle regole.

Letizia Moratti, il vice presidente della commissione europea Franco Frattini e il vice ministro degli Interni Marco Minniti,hanno discusso (e stanno tutt'ora discutendo) in merito alla possibilità di delineare politiche rispettose per gli stati membri che prendano spunto dalle esperienze di ogni singolo Paese. Non si può pensare a un'unica legge per tutti, ma a delle linee guida quelle sì.

Questi i buoni propositi, ma l'incontro è stato anche il palcoscenico per l'inasprimento dei toni sulle espulsioni.

La richiesta al Governo è chiara e precisa: "chi non è in grado di mantenersi nel nostro Paese deve essere allontanato". La marcia per la sicurezza passa per il pugno di ferro, per tranquillizzare i cittadini, che vogliono certezze e per dare un segnale forte agli espatriati che questa volta non si scherza. Inevitabile la spaccatura politica tra destra e sinistra. Sindaco, vicesindaco e assessore alle politiche sociali sono d'accordo e compatti, la mancanza fi lavoro porta a vivere di espedienti e quindi genera criminalità, motivo per cui se dopo tre mesi in Italia non si è riusciti a trovare un lavoro è bene tornare al proprio Paese.

Per niente sulla stessa lunghezza d'onda Minniti, secondo cui è inapplicabile l'idea di cacciare chi non ha reditto e con lui gli ulivisti di Palazzo Marino, che anzi vorrebbero una Commissione Sicurezza e Servizi Sociali per ascoltare la prefettura, in grado di valutare i singoli casi e fare chiarezza sulle modalità di espulsione. Così da evitare di farsi prendere dalla foga del momento, portando alla frontiera tutti indistintamente per farsi belli agli occhi dell'opinione pubblica con un intervento tanto massiccio quanto inutile.

Due note positive bisogna sottolinearle. Innanzitutto Milano, effettivamente, per l'integrazione si è sempre mossa. Non è stata solo a guardare e non ha represso ogni forma di differenza tra le culture. E' importante lanciare il segnare che si vogliono mantenere le tradizioni culturali del paese d'origine, seppur nel rispetto delle leggi vigenti nel paese ospitante. Il patto di legalità, per esempio o il lavoro comune con la comunità mussulmana e così via.

Secondo, le forze dell'ordine svolgono il loro lavoro senza lasciarsi trascinare dall'onda della notizia del momento, che i rom sono tutti necessariamente criminali, e quindi valutando obiettivamente i provvedimenti da attuare. L'immigrazione e l'integrazione sono tematiche che non interessano solo Milano, ma l'Italia come molti altri Paesi Europei. Non si può ignorare o eliminare, bisogna affrontare ciò che di nuovo accade.

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