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Cresce il numero dei milanesi nei dormitori: senza lavoro e senza famiglia chiedono aiuto

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Una volta il milanese era uno stereotipo: l'uomo sempre di corsa, che vive solo per il lavoro, che pensa solo a produrre e guadagnare. Milano: la città della frenesia e il motore economico dell'Italia.

Forse una macchietta, sicuramente più divertente l'idea del bauscia dell'immagine che fotografa oggi il capoluogo lombardo.

I dormitori, luoghi da sempre associati all'accoglienza di disperati, immigrati e sbandati, oggi contano un numero impressionante di concittadini a cui la frenesia è crollata addosso. 

Ora lo "stereotipo" è questo: uomo cinquantenne, separato, alimenti da passare a moglie e figli, ma improvvisamente precario dopo che l'azienda dove ha lavorato per una vita è stata acquistata da una multinazionale con la logica del "taglio del personale e produzione spostata all'est". Possibilità di trovare un lavoro che possa garantire lo status precedente, nullo.

Possibilità di un lavoro a termine, sicuramente meno della miriade di ventenne freschi di università iper specializzate e con conoscenze linguistiche e informatiche che battono anni di esperienza.

Questi uomini bussano alla porta del dormitorio di via Saponaro, per esempio, dove li accoglie padre Clemente che non si sa spiegare come sia possibile trasformare un uomo "normale" in un barbone dalla sera alla mattina. Eppure è così, succede è reale. Persone che arrivano a vergognarsi e non hanno il coraggio di raccontare ai figli e agli amici il loro dramma.

Perdono la testa, il contatto con la realtà, crollano nella disperazione. Perchè non sono abituati, perchè non se l'aspettavano, perchè loro sono i figli del boom economico, sono quelli che hanno lottato per i contratti a tempo indeterminato indissolubili che gli avrebbero garantito stabilità per la vita. Solo che la flessibilità in questo mercato non guarda in faccia nessuno. Le fasce deboli non sono più solo le donne che faticano a trovare lo spazio che meritano nel mondo del lavoro, sono anche i disoccupati over 40 che non sanno dove sbattere la testa.

Gli interventi? L'argomento è spinoso, ci sono tanti meccanismi difficili da spiegare che si inseriscono automaticamente. Il welfare non può trovare lavoro a tutti. Credo che lo Stato non può impedire a un'azienda di vendere e a quella che acquista di non licenziare dipendenti non suoi. E' questo il terribile circolo vizioso. L'assessore al lavoro Mascaretti assicura che sono previste politiche mirate per questa nuova fascia sociale nel piano di azione locale per l'occupazione.

vedremo di che si tratta quando sarà presentato a fine anno. 

Milano è la città che vive di lavoro, noi siamo fatti così.

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