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Partito Democratico, intervista a Mario Adinolfi: "Io e Veltroni volevamo la Costituente a Milano"

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Mario Adinolfi, blogger e giornalista, ha partecipato in veste di candidato alle elezioni del Partito Democratico e, anche se sconfitto, ha festeggiato ieri sera in Piazza SS. Apostoli insieme a Walter Veltroni.

Ieri sera eri al fianco di Veltroni e Prodi per festeggiare la nascita del Pd.

Qual' era l'atmosfera a Piazza SS. Apostoli?

Era ovvio che Veltroni vincesse le elezioni con una maggioranza schiacciante, ma il vero stupore è stato constatare che oltre 3 milioni di italiani sono andati a votare. Penso che il Pd apra la strada a un nuovo modo di fare politica.

Cosa intendi?

Il leader del partito è stato eletto direttamente dai cittadini. Da anni mi batto per dare visibilità alla democrazia dal basso tramite Internet, il blog, il Web 2.0.

Insomma, oggi per fare avanzare le idee è necessario dare voce alle persone. E anch'io, "signor nessuno", ho potuto candidarmi a fianco di Veltroni e sono orgoglioso di far parte dal 27 ottobre dell'Assemblea Costituente.

Il dilemma d'ora in poi sarà capire se il Pd sia a sostegno dell'azione di governo di Prodi. Qual è la tua impressione dopo averli incontrati ieri sera?

E' ovvio che ci siano ipotesi di contrasto. Mi ricorda la rivalità di qualche mese fa tra Chirac e Sarkozy, alimentata dai media.

Prodi è Presidente del Consiglio ma in fase discendente della sua vita politica e Veltroni è il segretario di un nuovo grande partito, che punta a raccogliere 10 milioni di voti alle prossime elezioni. Il clima comunque era cordiale e disteso.

Oggi quale sarebbe la prima cosa da fare?

Forse i 16 ministri del Pd dovrebbero rimettere il proprio mandato nelle mani di Prodi per dare un segnale simbolico di un reale cambiamento.

In quel caso potrebbero avere la strada spianata le ipotesi di contrasto tra Prodi e Veltroni.

No. Non significherebbe mettere in minoranza il governo ma ristrutturarlo.

Intanto il centrodestra ha commentato il risultato elettorale con molte riserve, da Casini a Fini.

Fini è in difficoltà. E' riuscito a radunare solo 500.000 persone per la Festa Nazionale di An e questo è il segno di una politica che non cambia. Infatti è lo stesso segretario che l'Msi aveva nel 1987.

Ormai anche lui ha fatto il ventennio.

La differenza è che Fini era in piazza per la manifestazione di un partito e i 3 milioni di elettori erano per la nascita di un partito trasversale di centrosinistra.

Credo che la vera differenza sia tra partecipare e decidere. Alle primarie gli elettori hanno deciso il proprio leader, sabato con Fini hanno sfilato le bandiere. 

La prima riunione del Pd è stata fissata a Roma, anche se Milano era stata la prima meta.
Non sapevo avessero deciso per Roma, sia io che Veltroni puntavamo a Milano per rivitalizzare il Nord. Ma Roma è in una posizione strategica per accogliere i 2700 membri eletti in tutta Italia.

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